Il Tirreno

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Nuovo “viaggio” agli Uffizi attraverso 100 dipinti dei maestri fiorentini e veneti

Gabriele Rizza

Le opere sono state ricollocate in 14 sale ridisegnate  In alcuni casi erano custodite nei depositi e mai esposte 

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Spettacolare è il meno che si possa dire. Perché le 14 nuove sale degli Uffizi che accolgono, ricollocati e posizionati quando non riemersi dai depositi e ora esposti per la prima volta, gli oltre 100 dipinti dei maestri veneti e fiorentini, disegnano un nuovo percorso della Galleria. Ha ragione il direttore Eike Schmidt quando, nel presentare il profilo sinfonico che accompagna il visitatore lungo gli oltre mille metri quadri dislocati al primo piano della fabbrica vasariana, afferma: «È come se si fosse aperto un secondo, nuovo museo dentro la Galleria. L’operazione, di portata gigantesca, è durata un anno, ed è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi, presieduti da Maria Vittoria Rimbotti Colonna. Finalmente possiamo mostrare nel modo migliore due settori delle nostre collezioni, quello della pittura della Controriforma e quella della pittura veneta, che sono anche tra i più importanti al mondo». Da parte sua, il curatore del patrimonio architettonico della Galleria, Antonio Godoli, aggiunge: «Due sono i temi fondamentali che ci hanno guidato: la ricerca di continuità nello stile delle sale vasariane, mediante lo studio di punti focali e prospettici; e la costruzione di superfici espositive a supporto delle opere, che hanno la funzione di definire il nuovo spazio museale separandolo da quello architettonico».

Il colpo d’occhio è impareggiabile. E allora ecco la “Venere di Urbino” di Tiziano che echeggia in una stanza tutta per sé, affiancata dalla “Flora” sempre di Tiziano e dalla “Fornarina” di Sebastiano del Piombo. Ecco nella sala del Pilastro, ambiente che richiama una chiesa a pianta centrale, le grandi pale d’altare del periodo della Controriforma, dove spicca, dopo dieci anni di permanenza in deposito, la pirotecnica “Madonna del popolo” di Federico Barocci, capolavoro del maestro urbinate, che il granduca Pietro Leopoldo comprò a caro prezzo.

Ecco le sale dedicata ai capolavori del naturalismo veneziano, che al di là di Tintoretto, Veronese, Lorenzo Lotto, esibiscono più di 30 dipinti, di nuovo visibili dopo molto tempo. Ecco gli “studioli”, dove trovano riparo prevalentemente opere di piccole dimensioni fra cui la portentosa “Caduta degli angeli ribelli” di Andrea Commodi, drammatico groviglio di anatomie umane col quale il pittore fiorentino voleva confrontarsi con il Michelangelo della Sistina. Ed ecco infine la zona dedicata alle dinastie, dove i ritratti dei Medici di Bronzino (tra cui “Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni”) risaltano come gemme incandescenti sul fondo grigio scuro.

Una sistemazione concepita per migliorare la visione e la comprensione delle opere. Che ora, grazie all’apertura di una finestra sull’Arno, potrà godere di «una vista mozzafiato sul fiume e sulle colline a sud della città, a ristabilire il contatto della Galleria con il suo contesto urbano» conclude Schmidt. —

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