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«La peste è di nuovo tra noi stavolta la diffonde il web»
Pisa, dialogo tra il cantautore Vinicio Capossela e la storica Chiara Frugoni In un disco e un libro indagano i parallelismi tra il Medioevo e i nostri tempi
«Il web è come l'aria per la peste: un potentissimo strumento di contagio delle pulsioni più basse dell'uomo». E' il cantautore e scrittore Vinicio Capossela a sostenerlo alla Scuola Normale in un dialogo con una delle più grandi studiose del Medioevo, Chiara Frugoni. La storica riprende il concetto di Capossela ed aggiunge: «Come la peste nera medievale anche il web porta alla disgregazione delle relazioni umane vere». La "strana coppia" che la Scuola Normale ha voluto per raccontare il medioevo storico e quello attuale, è riuscita a creare parallelismi tra la società di oggi permeata dal web, dalle fake news, dai predicatori vituali, dalla sensazione dell'insicurezza, dalla paura, con quanto accadde a livello sociale nei «secoli bui della peste nera». Frugoni ha appena dato alle stampe il suo libro "Uomini e animali nel medioevo" mentre Capossela è reduce dall'ultima fatica discografica con il suo "Ballate per uomini e bestie", un lavoro che getta un ponte tra il medioevo e i giorni nostri poggiando su pilastri fantastici, allegorici che pescano nel macabro e nella perfetta letizia medievale.
La coppia dunque non è così distante come appare. Il cantautore nel suo ritiro in Irpinia «dove mi chiudo all'inizio di ogni anno perché fuori c'è la peste» ha letto i libri della Frugoni che ha ricambiato ascoltando le tracce del disco. «Mi dicono che il web è una piazza pubblica - dice Capossela - Ma se io in piazza mi calo i pantaloni compio un atto osceno. E l'atto osceno è un reato. Se lo faccio sul web invece non succede nulla. Nella rete si perde il senso del pudore, dell'osceno. Non si regola nulla. Si perde anche quella moderazione innata tra due persone che parlano faccia a faccia. Si perde la lingua, la grammatica, tutto. Ed il posto nel mondo dove mi trovo meglio non è un luogo fisico bensì la mia lingua».
Il cantautore tocca il tema dei "falsi predicatori" e "delle false notizie" che abbondano in rete. «Si diffonde la paura. C'è chi lo fa di mestiere. Se le persone hanno paura sono disposte a rinunciare ai loro diritti. In nome di una falsa, immaginaria sicurezza. La paura paralizza e viene usata per piegare le persone a scopi che sfuggono alle persone stesse».
E l'uso della paura da parte dei poteri, unito al senso del macabro, era già una strategia sperimentata con successo dalla Chiesa medievale quando si usavano gli affreschi al posto di internet. «Di falsi predicatori e fake news nel medioevo ce ne sono tantissimi - dice Frugoni - Basti pensare a San Bernardino che inventò dal nulla la figura della strega convincendo la Chiesa che non si trattava di chiacchericci tra vecchiette». Un'altra straordinaria fake news può essere l'invenzione del purgatorio, un'invenzione che ebbe conseguenze non prevedibili dalla chiesa stessa. «Nel saggio "La nascita del Purgatorio" lo storico Jacques Le Goff sostiene che il Purgatorio è un’invenzione della Chiesa tra il XII e XIII secolo per aumentare il proprio potere sulle coscienze degli uomini e sui suoi soldi - dice Frugoni -. Non esistevano più solo il Paradiso e l'Inferno, entrò una terza dimensione dove si metteva in contatto l'aldiqua con l'aldilà. Si pregava e si facevano azioni buone per far passare i defunti in Paradiso. E cosa è successo col passare del tempo? Si è diffusa la credenza che all'inferno, alla fine, non ci andasse nessuno, giusto gli assassini. La gente non aveva più paura dell'inferno». Ci vuole dunque un'altra paura. Ecco che entra in scena il macabro, la sua raffigurazione e nella Pisa medievale si è avuto il primo esempio di macabro pittorico. «Nel camposanto c'è il Trionfo della morte. Lì per la prima volta l'Inferno ha uno spazio tutto suo. Non c'è Paradiso. Il Cristo guarda all'ingiù assieme ai discepoli. Non ci sono i morti ma la morte». Capossela conclude: «Oggi la società è desacralizzata. La morte non interessa. C'è solo il vuoto, il nulla. Ben vengano i colori a dipingere quel vuoto».
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