Toscana
Così lo spazio tempo di Einstein ha rivoluzionato la nostra epoca
Intervista al fisico Guido Tonelli: «Certe intuizioni cambiano per sempre il nostro modo di vedere le cose. Ora la sfida è conciliare la sua teoria e la meccanica quantistica»
PISA. «Le vere rivoluzioni cambiano l’umanità, portano dei capovolgimenti». E la Teoria della relatività di Einstein, non c’è dubbio, fu una grande rivoluzione. Lo dice il professore Guido Tonelli, fisico, tra gli scopritori del bosone di Higgs al Cern di Ginevra. In libreria è uscito da poco il suo “Genesi” (Feltrinelli), vertiginoso viaggio a ritroso alle origini dell’universo. . «Galileo punta un telescopio verso il cielo, vede i satelliti di Giove, le macchie sulle luna. Sembra che non cambi nulla. Ma invece si innesca una valanga. Cambia un mondo: l’osservazione della realtà mostra che le cose non sono come si era sempre creduto per secoli: il cielo non è immodificabile. L’approccio di Einstein è negli stessi termini con l’idea che lo spazio-tempo, la trama dell’universo, è incurvato dalla materia. E quella è la gravità».
Un’intuizione geniale.
«Si capisce ora quanto questa rivoluzione abbia cambiato tutto. Non solo perché ha messo le basi dello sviluppo della tecnologia che oggi riempie la nostra vita. Ma perché è cambiato proprio il punto di vista. Tutta la cultura del Novecento - letteratura, musica, arti figurative - cambia sulla spinta di questa rivoluzione. Cambiano il modo di vedere le cose e il rapporto con noi stessi. Anche Dio, dopo, non è più lo stesso».
Gli scienziati si passano il testimone, ognuno porta più in là il lavoro degli altri.
«E’ così. Galileo studia la gravità: la caduta è troppo rapida da osservare e lui la rallenta con il piano inclinato. Newton arriva alla conclusione che la massa è la sorgente della gravità. Einstein dà ancora un’altra interpretazione e chiama in causa la geometria: lo spazio tempo si deforma. Questa idea cambia lo spazio e anche il tempo. Tra l’altro Einstein sembra non fidarsi delle sue equazioni. E aggiunge “a mano” una costante universale, perché altrimenti i conti non tornano. Non vuol rinunciare all’idea di un universo immobile e immutabile».
Ha un pregiudizio?
«Sì. E’ l’idea aristotelica che valeva da 2500 anni. E anche Einstein, il fisico più brillante e geniale, non se ne sottrae. La cosa bella è che, usando le sue stesse equazioni, Lemaitre e poi Hubble arriveranno alla conclusione opposta, che l’universo si espande».
Einstein reggerà alla fisica quantistica, che pure aveva anticipato?
«La difficoltà è conciliare la meccanica quantistica e la relatività in un’unica teoria. Si dice spesso che l’infinitamente grande si spiega con la relatività e l’infinitamente piccolo con la meccanica quantistica. Ma non è del tutto vero. La meccanica quantistica si vede anche su larga scala. Quando si è studiata la radiazione cosmica di fondo si sono scoperte fluttuazioni quantistiche risalenti a 13,8 miliardi di anni fa, quando l’universo è nato, appunto, da una fluttuazione del vuoto. Vediamo la meccanica quantistica sulla scala delle galassie e delle stelle». (p.t)
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