Il Tirreno

firenze 

L’orchestra del Maggio ritrova Nicola Piovani e le sue hit per il cinema

Gabriele Rizza

Presentato il concerto in piazza Santissima Annunziata per il Musart Festival di luglio. Biglietti già in prevendita  

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Nicola Piovani torna a Firenze. E a distanza di un anno sale nuovamente sul podio dell’Orchestra del Maggio. Allora fu in teatro in occasione della ripresa definitiva della “Pietà”, l’oratorio composto nel 1999 su libretto di Vincenzo Cerami, che ripercorreva la forma del classico “Stabat Mater”. Ora l’appuntamento è all’aperto, il 15 luglio in piazza Santissima Annunziata, nell’ambito del Musart Festival, quando proporrà alcune delle sue pagine più celebri, scritte per il grande schermo.

«La musica da film – dice Piovani – non è un genere propriamente detto. Negli anni in cui il nostro cinema era un luogo di espressione poetica, la musica da film diventava un territorio di sperimentazione, un’area creativa di grande libertà: basti pensare alle partiture di Morricone per i western di Sergio Leone. Ora le cose sono cambiate. Gli steccati sono saltati. La musica sullo schermo non segue più la vicenda, non ha più un valore esplicativo e al tempo stesso suggestivo. È piuttosto un dispositivo distopico rispetto alla storia che vediamo, il metodo usato dalla pubblicità, che crea un contrasto, scattante e veloce, di tipo estetizzante, non finalizzato al processo narrativo. A me invece piace scrivere per qualcuno che è disposto a seguire la complessità del racconto».

Il concerto in Santissima Annunziata – biglietti in prevendita da 25 a 57 euro – esplicitamente titolato “Piovani dirige Piovani”, ripercorre le hit della sua carriera: dai Taviani (“Kaos”, “Fiorile”, “La notte di San Lorenzo”) a Monicelli (“Il marchese del Grillo”) passando per Bellocchio, Moretti, Bigas Luna, fino a Federico Fellini ( “L’intervista”, “La voce della luna”, “Ginger e Fred”) e poi l’Oscar per “La vita è bella” di Roberto Benigni. «Quando lavoro per il cinema – dice Piovani – in una prima fase compongo le partiture in sintonia con la poetica del film. Poi le scompongo e le ricompongo sul montaggio del film. Perché in una tale sequenza c’è bisogno della sola frase melodica, in un’altra della sola trama armonica, in altra del solo ritmo». —

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