Il dolore
Il contrasto fra il giudice e l’“uomo d’onore”
Pur ispirandosi ai fatti - diversamente da un Rosi, maestro del cinema politico - Marco Bellocchio non deve aver realizzato il film Il Traditore solo per rievocare il glorioso episodio del maxi processo palermitano che privò la mafia della sua aura di impunità; ma soprattutto perché con la sua contraddittoria personalità, Buscetta, il pentito di Cosa Nostra, devi essergli sembrato protagonista perfetto per un austero dramma dei suoi: in bilico fra realtà, sogno e interiorità e permeato di un onnipresente pensiero di morte. In un saltabeccare di tempo e spazio fra Sicilia e Brasile, ville e covi, questure e tribunali, alcune scene a partire dalla festa di Santa Rosalia sono assai riuscite, ma il film trova il suo vero centro nel dialogo umano che poco a poco si instaura fra l’integerrimo giudice e l’«uomo d’onore», che mai rinnega di esserlo.
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