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Glamour e design, una mostra racconta le discoteche cult

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PRATO. Studio 54, la leggendaria discoteca creata a New York alla fine degli anni Settanta, evoca musica a tutto volume, luci, effetti speciali, nuove mode, una schiera di personaggi dell’arte e dello spettacolo, drink, mix di alcol e non solo. Non è stato l’unico locale a fare epoca per il cosiddetto popolo della notte e la disco music che nel 1977 ha trovato nel film “Saturday night fever” e nella celebre colonna sonora il suo manifesto.

Nella Grande Mela hanno occupato la scena The Electric Circus, il Paradise Garage, The Saint, Area e Palladium; a Parigi Le Palace e Le Bain Douches; a Berlino il Tresor e Berghain; a Beirut il B018; a Manchester The Hacienda; in Italia lo Space Electronic a Firenze e il Grifoncino a Bolzano. Templi dei nuovi stili musicali, sì, ma laboratori creativi per il design, la moda, le tendenze artistiche e culturali all’avanguardia. A questo mondo molto speciale il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato dedica la mostra “Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today” , dal 7 giugno al 6 ottobre. Prodotta da Vitra Design Museum e Adam – Design Museum di Bruxelles con la cura affidata alla supervisione di Jochen Eisenbrand, ha nella città toscana l’unico appuntamento italiano.

I locali notturni e le discoteche – spiegano i curatori – «sono stati epicentri di cultura contemporanea. Nel corso del ventesimo secolo hanno messo in discussione i codici del divertimento e hanno permesso di sperimentare stili di vita alternativi» . La mostra racconta la storia del clubbing. Film, fotografie d’epoca, manifesti, abiti e opere d’arte, e una serie di installazioni luminose e sonore accompagneranno il visitatore nel mondo del glamour e delle sottoculture a partire dalle discoteche degli anni Sessanta, che per la prima volta trasformano il ballo in un rito collettivo. Tra i luoghi della subcultura newyorchese nel 1967 l’Electric Circus, progettato dall’architetto Charles Forberg, influenzò anche i club europei, tra cui lo Space Electronic a Firenze concepito dal collettivo Gruppo 9999, una delle discoteche nate dalla collaborazione con i protagonisti dell’Architettura Radicale italiana. Il Bamba Issa (1969), discoteca toscana sulla spiaggia di Forte dei Marmi ideata dal Gruppo Ufo, era un teatro dell’arte, con tutto l’interior a fare da palcoscenico.

Gli anni Settanta e l’avvento della disco music hanno segnato la svolta. La pista da ballo diventa scenario per performance individuali e collettive di moda e arte. Lo Studio 54, aperto a New York da Ian Schrager e Steve Rubell nel 1977 (sulla cresta dell’onda fino al 1980, chiuse nel 1986) e con gli arredi firmati dall’architetto Scott Romley e dal designer d’interni Ron Doud, divenne un luogo d’incontro molto amato dagli idoli del culto delle celebrità.
 

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