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Vigne, olivi, storia e là in basso il mare, ecco Montescudaio: un balcone sulla bellezza
Un borgo antico che conserva ancora importanti vestigia medievali. Vino e buon cibo arricchiscono le attrattive
Montescudaio, borgo collinare che guarda la Val di Cecina, è città del pane, dell’olio e soprattutto città del vino (è tra i comuni fondatori dell’Associazione nazionale città del Vino). Ribollita, pappa al pomodoro, minestra di pane e ceci o fagioli sono i suoi piatti forti e a tavola la sua vocazione all’accoglienza e alla giovialità viene subito fuori. E se questo borgo, inserito a giusta ragione tra i più belli d’Italia, saprà a buon diritto prendere per la gola chi la raggiungerà, non da meno sarà in grado di offrire la possibilità di vivere la bellezza e la natura del suo territorio.
Consigliato un ampio giro nei 53 ettari dell’oasi del Bosco degli Scornabecchi dove gli amanti delle passeggiate all’aria aperta potranno godere di aria buona e dei panorami suggestivi della Maremma Pisana. Montescudaio è un borgo fortificato che deve il proprio nome probabilmente dal latino Mons Scutarius o Mons Scutaris anche se c’è chi sostiene che il toponimo invece abbia radici longobarde come altri nomi nella zona e rimandi alla sua passata attività di riscossione di tributi. Certo è che tanti sono i reperti archeologici che testimoniano la presenza umana nel territorio tra il X e l’VIII secolo a.C. ce lo dicono alcuni ritrovamenti risalenti alla nascita della civiltà etrusca, ma è all’epoca medievale che dobbiamo la sua crescita e la sua storia che ruota attorno al monastero benedettino femminile (la Badia di Santa Maria) il castello e i possedimenti dei Della Gerardesca che qui dettero vita ad un ramo indipendente della casata, i Conti di Montescudaio. La storia del borgo è legata agli scontri con la Repubblica Pisana prima e i fiorentini poi finché non si rese indipendente fino a costituirsi Comune. Nel 1648 divenne feudo dei marchesi Ridolfi a cui rimasero dopo alterne vicende legati fino alla riforma agraria del 1770.
Il castello ancora oggi domina l’abitato e dal suo piazzale nelle giornate più limpide si può spingere lo sguardo oltre i vigneti fino al mare distante una dozzina di chilometri e riconoscere i profili delle isole Capraia e Gorgona e se si è fortunati scorgere la punta nord di Capo Corso. L’abitato invece conserva molti edifici di pregio come Villa Marchionneschi, Palazzo Surbone (residenza dei marchesi Ridolfi) o il quattrocentesco oratorio della Santissima Annunziata, la Torre Civica che segna l’ingresso del castello, quella della Guardiola e la chiesa di Santa Maria Assunta dove è ospitata l’Annunciazione tela della scuola veneziana (XVII secolo) e una statua di San Francesco di Paola risalente al XVIII secolo. Anche dalla terrazza antistante la chiesa il panorama che si gode è splendido. Concedersi una passeggiata nelle viuzze del centro, meglio se all’ora del tramonto nella bella stagione, e fermarsi a magiare e bere ai tavoli di ristoranti e osterie, è un’esperienza da fare. —
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