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Stop ai minorenni nei panni degli adulti: passerelle vietate agli under 18
La svolta del gruppo Kering (Gucci, Ysl, Balenciaga): "Con le nostre immagini influenziamo gli adolescenti"
Niente più modelle adolescenti nel mondo della moda. O, meglio, niente più modelli e modelle adolescenti a rappresentare adulti per uno dei leader del lusso internazionale più potente al mondo, il gruppo Kering, a cui appartengono griffe come Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga e Alexander McQueen. Il cambiamento è stato annunciato dal presidente Pinault, che ha motivato la scelta in nome «dell’influenza esercitata dalle immagini prodotte dalle nostre Maison, in particolare sulle generazioni più giovani».
La decisione è stata subito accolta dal plauso generale, e qualcuno – probabilmente uno di quelli predisposti all’iperbole – ha parlato di svolta epocale. Si tratta però solo dell’ultimo capitolo di una progressiva presa di coscienza del mondo della moda che da tempo cerca di allinearsi alle richieste dei consumatori, che pretendono un universo fashion più etico, più sostenibile e più attento anche all’utilizzo dei suoi lavoratori, nonché maggiormente attento agli stereotipi che suggerisce, e ai canoni di bellezza che sostiene.
Il processo è iniziato una manciata di anni fa, nel 2017 per la precisione, quando Kering e il gruppo Lvmh – di cui fanno parte brand come Louis Vuitton, Fendi e Dior – avevano firmato la “Carta dedicata ai rapporti lavorativi e al benessere delle modelle e dei modelli” con la quale il limite per sfilare era stato fissato a 16 anni, le taglie 32 per le donne e 34 per gli uomini erano state bandite, e per i minori erano state attivate possibilità di avere delle condizioni specifiche più adeguate.
Se per le agenzie di tratta di un piccolo terremoto - le giovanissime infatti danno loro percentuali molto alte e spesso intascano miseri compensi -, per i più maliziosi la determinazione di Kering è frutto, soprattutto, di un’intelligente scelta di marketing. Negli ultimi anni la bellezza uniforme è stata progressivamente accantonata, in virtù di qualcosa di più realistico e dunque di più affine al consumatore, che non si vede più suggerito un canone estetico irraggiungibile, ma trova protagoniste di photo shooting sovrappeso, con cellulite, con una bellezza meno perfetta (per i lettori più smemorati è sufficiente ricordare Saint Laurent, ultimo di una lunga serie, che era solito ripetere come la bellezza fosse nei difetti).
Dimentichiamoci dunque (e per fortuna) di vedere in passerella minorenni. Come lo sono state Naomi Campbell, Linda Evangelista e Kate Moss (all’apice della carriera a 14 anni), ma anche le gemelle Hadid o la figlia di Cindy Crawford, Kaia Gerber, amatissima musa del compianto Karl Lagerfeld, che ha cominciato a fare parte del mondo della moda quando aveva 10 anni. Lecito diventa però domandarsi, considerata l’attenzione ai minori proposta dal gruppo, quale sia la posizione di Kering rispetto ai bambini che sfilano come bambini.
Ovvero: se il brand del lusso vieta ai minorenni che vestono panni da adulti di sfilare in nome dell’immagine che questi suggeriscono non dovrebbe fare altrettanto con i bambini di cinque, sette, otto anni che sono protagonisti delle sfilate e delle campagne pubblicitarie dei brand del gruppo? È alquanto paradossale che a un sedicenne sia impedito di calcare la passerella, mentre sia ampiamente consentito a un bambino che sa a malapena leggere e scrivere. —
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