Il Tirreno

firenze 

Palazzo Vecchio ritrova la sala degli Elementi

Gabriele Rizza
Palazzo Vecchio ritrova la sala degli Elementi

Terminato il restauro dell’anticamera del Quartiere di Cosimo I de’ Medici  al terzo piano del percorso del museo

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Il percorso museale di Palazzo Vecchio, si arricchisce ora di un tassello, restituito alla sua originaria magnificenza, architettonica e cromatica. Torna fruibile, restaurata nella sua interezza, dopo due anni di lavori, la maestosa sala detta degli Elementi, che fa da anticamera all’omonimo Quartiere, dislocato al terzo piano del museo.

Il recupero degli affreschi alle pareti e dei dipinti che decorano le tavole lignee del soffitto, ha comportato un impegno finanziario di circa 800mila euro, reso possibile grazie al finanziamento della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus. La valorizzazione di Palazzo Vecchio, che negli ultimi anni ha significato la messa a punto di nuovi itinerari artistici e un adeguato ammodernamento dei servizi, trova in questa sala, che riveste un alto valore simbolico, uno dei suoi momenti culminanti.

Il Quartiere degli Elementi consta di cinque grandi stanze e di due loggiati da cui si può ammirare una panoramica inedita, inversa al tradizionale skyline, incastonato dalla cupola del Brunelleschi. Cosimo I ne commissionò originariamente la realizzazione a Battista del Tasso, ma alla sua morte le decorazioni furono portate a termine dal Vasari e bottega, soprattutto da Cristofano Gherardi (detto il Doceno) e da Marco Marchetti da Faenza, che nel 1555 tradussero in immagini il programma iconografico ideato dall’erudito di corte Cosimo Bartoli. Le pareti sono decorate con affreschi allegorici, Acqua (“Nascita di Venere”), Terra (“Primizie”), Fuoco (“Fucina di Vulcano”) mentre il soffitto è decorato con l’allegoria dell’Aria, con al centro Saturno che mutila il cielo. Tra le finestre spiccano Mercurio e Plutone, alla base risaltano sei riquadri con scene di lotta fra divinità marine e monumentale si staglia il camino disegnato da Bartolomeo Ammannati. «L’operazione – precisano i responsabili dell’intervento – è stata preceduta da una campagna di analisi diagnostiche che ha provveduto a rimuovere i bendaggi applicati precedentemente a sostegno delle porzioni nelle quali la pellicola pittorica era a rischio di distacco. Si è poi proceduto al preconsolidamento della stessa, alla pulitura e alla rimozione delle vecchie sostanze e delle vecchie stuccature. Ciò ha permesso di riflettere sulle metodologie sviluppate dalla disciplina della conservazione negli ultimi decenni, favorendo l’utilizzo di nuovi ritrovati e privilegiando l’impiego di materiali ecocompatibili». —
 

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