Gioco
Una nuova veste jazz per David Bowie che un giorno “cadde” su Monsummano
Concerto di Petra Magoni e della super band di Paolo Fresu a 50 anni dall’esibizione del “Duca Bianco” al festival locale
MONSUMMANO. Il meglio di David Bowie doveva ancora venire, “When I Live My Dreams” non è tra le sue migliori e più fortunate composizioni. Eppure, quel brano per noi in Italia ha una sua importanza. Fu quello che per la sua prima apparizione nel nostro paese eseguì al Festival Internazionale del Disco di Monsummano Terme, il 31 luglio del 1969, nella manifestazione presentata da Daniele Piombi e che gli valse il premio (appositamente istituito per lui) come miglior produzione discografica.
Il 21 maggio il comune di Monsummano celebra il cinquantennale con uno spettacolo dal titolo “L’uomo che cadde su Monsummano” (parafrasando il titolo del film “L’uomo che cadde sulla Terra” con Bowie protagonista) in cui una super band diretta dal jazzista Paolo Fresu rilegge alcune composizioni del “Duca Bianco”. Oltre alla tromba di Fresu fanno parte del gruppo Gianluca Petrella (trombone ed elettronica), Petra Magoni (voce), Francesco Diodati (chitarra), Francesco Ponticelli (basso elettrico) e Christian Meyer (batteria, già con Elio e le Storie Tese).
Quale sia il rapporto tra il jazz e Bowie e come sia possibile rileggerlo in tale chiave lo spiega la cantante pisana Petra Magoni. «Bowie era vicino al teatro, è stato un grande inventore di personaggi e non è assolutamente jazz – dice - ma come tutte le musiche può diventarlo. Quello che conta è l’approccio, il modo di intendere l’esecuzione. Non sono jazz nemmeno gli standard che erano canzonette. Jazz è lo spirito di chi suona in quel momento, come in questo caso, una super band di fuoriclasse. Per Bowie – riflette Magoni – forse l’ultimo disco (Blackstar 2016 ndr) è quello più vicino al jazz. Ed è anche quello che amo di più». La lettura che Fresu e la super band proporranno è ancora da definire. «Ci stiamo ancora confrontando – spiega Magoni - Ognuno di noi ha lavorato da solo inviando agli altri le proprie versioni. Il 20, durante le prove, assembleremo il tutto. Di sicuro non stravolgeremo i pezzi, ma ci sarà grande spazio, in perfetto stile jazz, all’improvvisazione che nascerà sul palco».
Al momento sono stati selezionati una quindicina di brani, tra i più famosi del repertorio, tra cui non mancherà ovviamente “When I Live My Dreams”. «Non è semplice cantare Bowie – e se lo dice Magoni bisogna crederle – Vogliamo evitare il confronto o lo spirito da cover band. Studiandolo, non lo conoscevo così a fondo, ho scoperto testi e tematiche interessanti. Le sue composizioni sono complesse anche se a un primo ascolto sembrano semplici; ci sono sempre all’interno di ogni brano piccole differenze e arrangiamenti complessi che non le rendono immediate da eseguire o facili da memorizzare».
L’arrivo in Italia 50 anni fa di Bowie, fu all’interno di una rete di esibizioni live che ai tempi permettevano ai musicisti (anche internazionali) di farsi conoscere; il corrispettivo, con i dovuti distinguo, dei talent moderni. Il confronto però si svolgeva sui palchi, con il pubblico vero e non in uno studio tv. «I talent oggi sono fondamentali – dice Magoni – Nascono dei talenti che poi vengono gettati in un tritacarne e non riescono ad uscire, senza il tempo di farlo. Dalla, ad esempio, ha raggiunto il successo dopo tanti anni. Gli artisti – prosegue Petra - crescono nei live, nei locali, ascoltandosi uno con l’altro. I talent danno la percezione della musica che c’è, non di quella che verrà. Comunque c’è una nicchia di musica diversa anche live. Bisogna solo scoprirla». Tanti altri sono, secondo Magoni, gli artisti che potrebbero essere “riletti” con lo spirito di questo evento. «Ho già fatto un lavoro su Doris Day con Fresu e sui Queen con Morgan. Mi piacerebbe lavorare su Zappa e Janis Joplin».
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