Il Tirreno

Monet da record, ma nelle opere all’asta la Toscana domina

Il dipinto ha stabilito un primato per il pittore e gli impressionisti Ma il più caro della storia resta il “Salvator Mundi” di Leonardo Due Modigliani al 3° e 4° posto

2 MINUTI DI LETTURA





ROMA. Una tela della serie "Fienili" del pittore francese Claude Monet è stata acquistata per 110,7 milioni di dollari in un'asta organizzata da Sotheby's a New York. Si tratta di un record per l'artista durante un'asta e anche per i pittori impressionisti. La somma è tra le dieci più alte mai battute ad una vendita all'incanto. In quella speciale “classifica”, tra l’altro, la Toscana ha un ruolo da dominatrice. Ai primi quattro posti di sempre ci sono infatti un dipinto di Leonardo e due di Modigliani. Il record assoluto spetta ai 450 milioni di dollari (377 milioni di euro) spesi per il “Salvator Mundi” attribuito (ma la paternità è ancora molto discussa) a Leonardo Da Vinci, venduto nel 2017 da Christie’s a New York. Ben distante si piazza al secondo posto Picasso con “Les Femmes d’Alger” un olio su tela assegnato per 179 milioni di dollari sempre da Christie’s a New York nel 2015. Poi i due nudi di Amedeo Modigliani, il primo venduto per 170 milioni di dollari (142,8 milioni di euro) e l’altro per 157,2 milioni di dollari. Seguono un trittico di Francis Bacon (142 milioni di dollari), una delle cinque versioni dell’Urlo di Munch (119 milioni di dollari), un’altra tela di Picasso, “Fillette à la corbeille fleurie” (115 milioni) e adesso i granai di Monet. Nella top ten c’è spazio anche per due esponenti del secondo Novecento, Basquiat e Andy Warhol.

Intanto domani va all’asta da Sotheby’s con una stima di 1,2 milioni di dollari uno dei due pannelli di porcellana che Gunter Sachs, il celebre fotografo-playboy, commissionò a Roy Lichtenstein per il bagno del suo attico di St Moritz. Era il 1969, l’anno in cui Sachs divorziò da Brigitte Bardot. Il pannello doveva essere installato capovolto sotto il lavandino. Ricchissimo e appassionato d'arte, Sachs aveva arredato l'attico in vetta al Palace Hotel con pezzi selezionati dai movimenti artistici più in voga del tempo. In cucina c'era una "Campbell's Soup" di Andy Warhol, un "Banana Split" di Mel Ramos era appeso nella camera degli ospiti. Il bagno era tutto un programma: sotto la vasca con vista spettacolare sulle Alpi Svizzere, un altro Lichtenstein reinterpretava in chiave pop il mito greco di Leda e il cigno.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini