Il Tirreno

Un nervo lesionato gli paralizzò la mano. Ecco perché il Genio non finì la Gioconda

Mario Neri
Un nervo lesionato gli paralizzò la mano. Ecco perché il Genio non finì la Gioconda

Due medici toscani riscrivono la storia della malattia. Non fu un ictus a limitare il talento di Leonardo da Vinci

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Ora viene quasi spontaneo chiedersi come l’abbiamo anche solo potuto pensare: il talento strappato al genio da un ictus, una delle menti più luminose della storia, da cui sono scaturiti i capolavori, l’idea dello sfumato, le grandi e folli invenzioni, avvilita da un cortocircuito nei vasi sanguigni del cranio.

Se fosse stato così, ce l’avrebbe reso irriconoscibile nel corpo e nell’intelletto, qualcuno ci avrebbe tramandato un Leonardo “ringrullito”. Invece no, non è stata un’ischemia a menomare la mano destra del da Vinci. Ad impedirgli di completare un Battista, la Vergine e il Bambino con l’agnellino o la Gioconda è stata una paralisi innescata da un trauma al nervo ulnare, che dalla spalla corre fino alla mano. Una caduta o una botta. Lo hanno scoperto due medici toscani: Davide Lazzeri, 38 anni, chirurgo plastico ricostruttivo di Castelnuovo Garfagnana oggi alla Clinica Villa Salaria di Roma, e Carlo Rossi, neurologo lucchese di 41 anni all’ospedale di Pontedera. Il loro studio è da poco stato pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, proprio nei giorni delle celebrazioni del 500° anniversario della morte. E smentisce un’ipotesi accreditata fino a poco fa.

«Ho cominciato studiando i cambiamenti del canone di bellezza nella storia attraverso le tele dal Rinascimento in poi - dice Lazzeri - E frugando nella bellezza, ho cominciato a notare anche i difetti, le patologie rappresentate nei dipinti». Una seconda specializzazione. È stato Lazzerti, per dire, a svolgere gli studi sull’artrosi alle mani di Michelangelo. Per le infermità di Leonardo però ha avuto bisogno dell’aiuto di un neurologo. «Davide - dice Rossi ha avuto accesso alla sanguigna di un ritratto di Leonardo conservato, ma non esposto, all'Accademia di Venezia e realizzato da Giovan Ambrogio Figino nel XVI secolo».

“Figino in marmo” è scritto sul retro, facendo presumere alla copia di un busto in marmo oggi perduto. «Finora si credeva che l’ictus fosse stato causato dalla dieta vegetariana - continua - Una diagnosi ex post formulata sulla base di una testimonianza del 1517 e dell’episodio di “parossismo” che l’avrebbe fatto spirare fra le braccia del re di Francia nel 1519». La testimonianza? È un rapporto di Antonio da Beatis, segretario del cardinale Luigi D’Aragona. Nel 1517 fa visita a Leonardo dal re francese ad Amboise. Vorrebbe ingaggiarlo. Perché gli è «...venuta certa paralisi su la destra non ci si può più aspettare cosa buona». Ma, continua de Beatis, «ha ben formato un creato milanese (Francesco Melzi, ndr) che lavora assai bene. E benché messer Leonardo non possa colorare con quella dolcezza solita, pure può fare disegni ed insegnare ad altri».

Troppo strano dunque, dicono Rossi e Lazzeri, un solo episodio di ictus prima della morte in un uomo di 65 anni, «impossibile non ne avesse compromesso le facoltà cognitive in un’epoca in cui non esistevano le terapie antipiastriniche, e se così fosse stato de Beatis ne avrebbe parlato». Leonardo era ambidestro, ha continuato a disegnare con la sinistra, ma non ha più potuto usare la mano a cui riservava i ritocchi, la precisione, il tocco magico. È stata la sanguigna del Figino la chiave di volta.

Nel ritratto si vede il braccio destro avvolto in una sorta di fasciatura, e dal panneggio sbuca la mano rigida. «Ma non nella contrazione spastica tipica dell’ictus - dice Rossi - Nel caso sarebbe stata quasi chiusa a pugno». Invece sembra un artiglio. «L’iperestensione alle articolazioni metacarpofalangee, indice e pollice, e la flessione di anulare e mignolo sono tipiche della paralisi ulnare, che spesso colpisce chi subisce un trama dopo una forte botta al gomito o degli alcolisti, soliti rimanere per ore col gomito appoggiato sul tavolo». Ecco, un Leonardo sempre alticcio proprio non lo si riesce a immaginare. Meglio la prima. —
 

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di Redazione web