Gioco
Quasi duecento anni fa la guida del Nistri, una lezione d’amore per Pisa e i suoi tesori
Il documento prezioso e ricchissimo di spunti si può ancora consultare grazie alla scansione fatta dalla Library of Princeton University
Sfoglio con fare lento un libro antico, una guida di Pisa edita nel 1846 da Nistri e compendiata da cenni storici di Giuseppe Tabani. Sfoglio per modo di dire, dato che il libro è in formato digitale, reso fruibile nella rete grazie alla scansione fatta dalla Library of Princeton University. Ebbene sì, un antico libro pisano, venduto dalla Cartolibreria Nistri sotto Borgo, ora è in America. Di libri introvabili, grazie al cielo riposti e digitalizzati in biblioteche universitarie americane e inglesi, ce ne sono moltissimi. Ma come al solito i più lo ignorano. Comunque, a parte una nota storica introduttiva che narra fasti e leggende, è meraviglioso come in questa guida la visita venga proposta e fatta iniziare dalla Piazza del Ponte di Mezzo, oggi Piazza Garibaldi Perché, si legge: «È impossibile che il forestiere non pervenga a questa piazza del ponte anche se nessuno l’indirizzi. Quindi la prendiamo come punto di partenza per la nostra guida».
Prima tappa San Michele in Borgo di cui si descrive architettura e opere interne e esterne. Sosta in san Felice (via Ulisse Dini), alle colonne romane coi capitelli che rappresentano Giove e Arpocrate col dito al naso che intima il silenzio e poi via verso la piazza dei Cavalieri con doviziose descrizioni d’ogni cosa, comprese san Rocco e il Collegio Puteano fino a san Sisto e santa Eufrasia. Dopo che la guida ha snocciolato 74 pagine di descrizioni storico artistiche si arriva al Duomo a cui spettano 30 pagine di descrizione, ma si sappia che sono riportate fedelmente, quasi fosse un inventario, tutte le iscrizioni epigrafiche della Cattedrale e sono prese come filo conduttore per narrarne la storia, dalla fondazione al 1800. Ovviamente si passa per Battistero e Torre, ma la perla è la descrizione del Camposanto. Sono riportate a giro d’orologio tutte le opere, gli autori, le epigrafi le descrizioni dei sarcofagi, la spiegazione della vita di ogni singolo personaggio dipinto o scolpito, un repositorio di informazioni immenso. La descrizione del Camposanto occupa il doppio dello spazio dedicato al Duomo. Il Camposanto fu fondato per renderlo il Pantheon di Pisa, ma oggi al massimo si va (se si va), frettolosamente ad ammirare il Trionfo della Morte, perché in fondo, ci vanno tutti. Così uscendo dalla piazza per via dello Spedale, via del Chiodo, via delle Vele (assommate fanno via Roma), ecco l’Orto Botanico e la Scuola di Medicina. E poi i palazzi, le chiese e gli arredi, di qua e di là d’Arno. Infine, la sezione terza, esce dalle mura e descrive i “contorni di Pisa” citando Certosa di Calci, la Rocca di Ripafratta, I Bagni di Pisa e mille altre cose. Utilissima ai fini della ricerca, la parte dedicata alla comparazione dei pesi, delle misure, del valore delle monete dei vari stati d’Italia, giacché l’unità è ancora da venire. Meravigliosa è la sezione dedicata al “cosa fare”. Sono citati tutti gli alberghi, i cambiavalute, le trattorie, i lavoratori d’alabastro, i librai, i gabinetti di lettura, i luoghi ove ascoltare musica, i teatri e l’orario delle diligenze, della via ferrata e dei vetturini privati. Anacronistica quanto emozionante la raccomandazione al forestiero di presentare il passaporto appena giunto in città all’Ufficio Preposto “sulla via lungo l’Arno al 713, aperto dalle 9 alle 15 e che riapre nelle prime ore della sera”.
Tutto quanto sopra è storia, ma anche un pretesto per dire alcune cose. Pisa non conosce il patrimonio librario che la rappresenta e in grande parte è disperso all’estero. Male. Fino all’800 si reputavano degni di visita, caffé, negozi, gabinetti di lettura. Bene. Quasi tutti quei negozi e bar oggi sono scomparsi. Male. Pisa considerava Piazza del Ponte il centro della città da dove muovere per visitarla e viverla. Oggi l’ombelico turistico è in via Pietrasantina e anime in transumanza attraversano il nulla prima di approdare alle mura. Male. Ieri si fornivano i mezzi per interpretare i segni sulle pietre le epigrafi e i dipinti. Oggi con un selfie sotto la torre, certifichiamo il senso di una esistenza. Male. Ieri Carlo Nistri finiva in galera per aver pubblicato Le mie prigioni del Pellico. Oggi spacci droga e nessuno ti dice niente. Male.
Cito dalla guida, dove già l’autore aveva fuso sentimento patrio e versi del Leopardi “O Pisa, come cadesti e quando da tanta altezza in così basso loco? ”. –
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