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“La Straniera” di Bellini torna dopo quasi due secoli E nel weekend c’è “Elettrica”

Gabriele Rizza
“La Straniera” di Bellini torna dopo quasi due secoli E nel weekend c’è “Elettrica”

La prima volta fu rappresentata nel 1830 al teatro della Pergola, ora torna al Maggio col maestro Luisi

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Dopo il festoso debutto con il “Lear” di Aribert Reimann, entra nel vivo il Maggio Musicale. Che si affida ancora alla bacchetta di Fabio Luisi per esplorare “La straniera” di Vincenzo Bellini, opera tra le meno eseguite del compositore catanese, presto finita nel dimenticatoio, nonostante il trionfo iniziale alla Scala nel febbraio del 1829.

Così poco rappresentata “La straniera” che martedì va in scena al teatro del Maggio (repliche il 16 e il 19) la seconda volta per Firenze, dopo la prima del 1830 alla Pergola. Il nuovo allestimento è firmato del giovane regista Mateo Zoni, al suo debutto su un palcoscenico lirico dopo consolidate esperienze in campo cinematografico, che si avvale del prezioso contributo di Daniele Ciprì alle luci (anche per lui è il battesimo operistico) e di Stefano Ciammitti (pupillo di Piero Tosi) per i costumi, scenografie di Tonino Zera e Renzo Bellanca. Protagonista nel ruolo del titolo Salome Jicia, lanciatissima soprano georgiana, consacrata tre anni fa dal Rossini Opera Festival, fra le più richieste del panorama internazionale. «La straniera – dice Luisi, intenzionato a imbastire un ciclo belcantista proprio nel nome di Bellini – è sicuramente una delle sue opere più affascinanti, con momenti musicali straordinari, ma sparita stranamente dai cartelloni, che rappresenta un trait d’union tra la fine del barocco e l’inizio del romanticismo, legata al passato ma allo stesso tempo avviata verso il futuro del grande melodramma italiano». Spiega a sua volta Mateo Zoni: «La straniera è ambientata in Bretagna, nel 1300, ma il luogo non esiste e la datazione è inspiegabile perché si fa riferimento al re di Francia Filippo II e alla moglie ripudiata Agnese, la Straniera appunto, entrambi morti un secolo prima. Per questo sarà immersa in un’atmosfera notturna, deprivata di ogni riferimento storico ambientale, un medioevo trasfigurato, dove la natura gioca un ruolo puramente interiore ai personaggi, di natura psicologica. Per il modo di penetrare l’inconscio, è il genere di dramma che sarebbe piaciuto a Breton o a Buñuel. Un caso estremo nell’arte belliniana. Più che romantica, appare oggi quasi un’opera surrealista ante litteram».

Restando sul terreno delle avanguardie, si rinnova la collaborazione fra il Maggio e Tempo Reale, il centro di ricerca fondato nel 1987 da Luciano Berio. Così una sezione del festival, grazie al supporto “sperimentale” della sigla diretta da Francesco Giomi, diventa “Elettrica”.

Due serate, domani e domenica, che esplorano le nuove frontiere delle pratiche interpretative del nostro tempo, ambientate rispettivamente nella sala orchestra del teatro, un bunker dieci metri sottoterra, per l’occasione aperta al pubblico, e a fianco nella sala più piccola intitolata a Bruno Bartoletti. La prima, una panoramica sulle esperienze compositive dell’area tedesca, avrà come protagonista la clarinettista e performer Carola Schaal, che interpreterà in collaborazione con Heinrigh Horwitz, Giovanni Magaglio e Damiano Meacci opere di Alexander Schubert e Brigitta Muntendorf, mentre nella seconda si viaggia in Italia con l’installazione audiovisiva “Giuseppe Chiari | La Luce”, progettata da Tempo Reale nel 2018 e ora riproposta a cura di Agnese Banti e Francesco Giomi. –
 

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