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Le “invenzioni occasionali” di Elena Ferrante

Le “invenzioni occasionali” di Elena Ferrante

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C’è qualcosa di oscuro e allo stesso tempo di trasparente nell’ultimo libro di Elena Ferrante. Non si tratta di uno dei romanzi di successo cui l’autrice ha abituato il suo numeroso pubblico. Si tratta, piuttosto, di una collezione di scritti e di pensieri che va sotto il curioso titolo de “L’invenzione occasionale” (e/o, pp. 113) e che mette in fila le rubriche firmate da Ferrante su The Guardian dal gennaio 2018 al 2019, e illustrate da Andrea Ucini.

«Sono stata tentata – nota l’autrice nell’introduzione – di dare un ordine più o meno meditato ai vari brani, ma impaginarli come se fossero nati in base a un progetto ben articolato mi è sembrata una vanteria, e alla fine li ho lasciati allineati secondo le date di pubblicazione. Non ho voluto nascondere innanzitutto a me stessa la loro natura di invenzioni occasionali». Di invenzioni, dunque, che prendono spunto dall’attualità e dalla vita, e che spaziano dalla prima volta («ciò che siamo stati all’origine è solo una macchia confusa di colore contemplata dalla sponda di ciò che siamo diventate») alle paure («ricacciamo indietro le paure non per altruismo ma per egoismo»). Riflessioni che indagano anche la propria natura («l’unico vero nome»), l’urgenza della scrittura (una delle riflessioni più interessanti) e del malessere, ma anche quella dei rapporti sociali. Un pensiero su tutti? L’amicizia. Perché «come rari sono i grandi amori e numerosissimi invece gli amanti, così rari sono gli amici e numerosissimi i conoscenti con cui, casomai, si finisce di tanto in tanto a letto». —

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