Sicurezza
Le potenti sculture di Cragg nelle prospettive di Boboli
Da oggi a ottobre le opere dell’artista inglese
la mostra
Il Giardino di Boboli a Firenze, con le sue ordinate e geometriche panoramiche, si presta alle contaminazioni. L’ultima arriva dall’inglese Tony Cragg, uno dei più noti e acclamati esponenti della scultura contemporanea, nato a Liverpool nel 1949, che a partire da oggi dissemina nei suoi spazi sedici monumentali dispositivi metallici, che raccontano gli ultimi venti anni del suo lavoro. «È la prima volta – commenta Eike Schmidt, direttore degli Uffizi e curatore dell’allestimento insieme a Chiara Toti e Jon Wood – che un grande museo italiano dedica una mostra monografica a Tony Cragg. Il tema della scultura nel parco, centrale nella poetica dell’artista, include forme ispirate alla natura e alla sua forza misteriosa, che Cragg crea per suscitare una reazione forte nell’osservatore, sia essa di pura emozione o di interpretazione intellettuale».
Ed eccole davvero esuberanti queste forme che ridisegnano lo skyline di Boboli e intercettano angoli nascosti o spigoli di inedite prospettive. Sono geysers di acciaio brillante che si stagliano contro il cielo mentre dalla ghiaia e tra le siepi spuntano stalagmiti di bronzo di “provenienza” preistorica, giganteschi fiori di resina, steli colossali e candidissimi, eruzioni collinari, forme ellittiche, intrecci di immaginarie foreste fossili, colate di metallo che sussultano, si torcono e si ripiegano, colte nell’ultimo momento della forgiatura, prima di rapprendersi. Sono creature estranee, capaci però di dialogare, fra associazioni e dissonanze, con l’ordinata scansione paesaggistica di Boboli e, oltre, con il panorama della città, tra il loro tessuto storico e la forza primordiale della materia scultorea. In questo ribollire di forme e presenze plastiche, negli spiazzi e sui prati, la grotta del Buontalenti, l’anfiteatro, la palazzina della Meridiana, il prato delle Colonne, si sprigiona una corrente, emerge un nuovo linguaggio metaforico che «rivela d’un tratto l’energia, l’insopprimibile forza sotterranea di questi terrapieni, di questi scorci familiari e confortanti, ordinati da architetti e giardinieri nel corso dei secoli» conclude Schmidt.
Catalogo Sillabe. La mostra resta aperta fino al 27 ottobre.
Gabriele Rizza
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google