Sicurezza
Dieci minuti di applausi per la prima del Maggio Musicale
Standing ovation per l’Orchestra sotto la guida di un ispirato Fabio Luisi Due sole repliche a Firenze: domani e giovedì 9
FIRENZE. I dieci minuti di applausi, quasi una standing ovation, che il pubblico ha riservato alla fine al “Lear” di Aribert Reimann, che è tutto meno che un titolo popolare o di repertorio, testimonia la bontà della proposta e la qualità dello spettacolo.
“Lear” che ha aperto l'altra sera il Maggio Musicale numero 82, si inserisce perfettamente nel tema, “Potere e Virtù”, scelto quest'anno come asse portante del festival.
«Perché - sottolinea il sovrintendente Cristiano Chiarot - la missione del nostro teatro è quella di dare il giusto risalto, oltre che alla musica e allo spettacolo, alla capacità dell’opera di sviluppare la riflessione del pubblico attraverso le tematiche che affronta, aiutandoci a capire meglio la realtà che ci circonda. Per indagare, in questo caso, come la virtù e la disposizione del singolo verso modalità di perfezione siano integrabili nell’esercizio del potere».
Umanissime virtù che si proiettano sul potere trascendentale dell'esistenza. Chi allora meglio di Lear, re scespiriano trafitto dalla superbia e condannato all'esilio, a racchiuderne il senso? La follia di Lear è il baratro, il nulla che quotidianamente ci avvolge. La dimenticanza di sé. Il tedesco Aribert Reimann lo compone nel 1978, spinto dall'amico, il baritono Dietrich Fischer-Dieskau, che ne sarà il primo interprete alla Staatsoper di Monaco di Baviera. Il Muro divide ancora l'Europa e l'equilibrio mondiale poggia sempre sui due blocchi usciti dalla guerra. E' un'opera politica “Lear”? Il catalano Calixto Bieito che firma l'allestimento (lo stesso di Parigi dove ha debuttato tre anni fa) spiega che l'impronta politica è l'ultima delle sue preoccupazioni.
«Non sono un regista politico - dice – Lear è l'apocalisse del genere umano, ieri come oggi, è l'emblema di come il diventare vecchi sia un processo di demolizione. In Lear c'è tutto e la musica di Reimann ci parla di morte, di ansietà, di vuoto ma soprattutto di paura».
Una musica tesa e disperata, cupa e barbarica, brutale come certa architettura novecentesca d'oltre cortina, che l'orchestra del Maggio, sotto la guida di un ispirato Fabio Luisi, restituisce con chiarezza teutonica: una durezza espressionista che scivola in un frastagliato nitore impressionista.
Felicemente ripresa da un cast vocale di strepitoso livello, dove emergono il Lear di Bo Skovhus e l'Edgar di Andrew Watts, che canta da tenore e controtenore con esaltante padronanza. La regia di Bieito è un gioco di luci e ombre, un campo di battaglia spettrale che ha visto il film di Kozincev, una radura dell'abbandono solcata da una fisicità blasfema, degna di Lucien Freud. Due sole repliche: domani alle 15,30 e giovedì 9 alle 20.
Gabriele Rizza
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