Il Tirreno

Razzismi vecchi, razzismi di oggi

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Che cosa è l’afrofobia? E noi, noi italiani ne siamo affetti? È questo quello a cui prova a rispondere il sociologo Mauro Valeri nell’interessante saggio “Afrofobia. Razzismi vecchi e nuovi” appena pubblicato dal piccolo editore Fefè. Nel testo (218 pagine, 13 euro) Valeri - già direttore dell’Osservatorio nazionale sulla xenofobia, e attuale presidente dell’Osservatorio sul razzismo e antirazzismo nel calcio – riflette in modo libero da pregiudizi e strumentalizzazioni sul nostro tempo creando una vertigine densa di provocazioni e di inquietudine. «L’afrofobia – nota Valeri – è l’insieme dei pregiudizi e comportamenti ostili nei confronti di persone con il colore nero della pelle o di ascendenza africana, che hanno condizionato la storia degli ultimi secoli di almeno tre continenti». Comportamenti messi in atto da persone con la pelle di un colore più chiaro, le cui conseguenze sono – ben oltre il dimenticato schiavismo – attualissime ancora oggi.

Numerosi gli spunti di riflessione, dei quali parecchi si focalizzano sull’Italia e la sua storia. Fra i più interessanti l’appartenenza della razza italiana alla «razza caucasica sì, ma della sottospecie mediterranea» secondo cui «gli italiani sarebbero caucasici e bianchi di serie B» e la relativa «maledizione a cui le teorie razziste vorrebbero inchiodare i meridionali».

Da notare il ricordo di ciò che accadde nella guerra in Eritrea: «in Italia, unico paese in Europa, c’era stata una mobilitazione per impedire la partenza di nuovi contingenti per l’Africa e, di fronte alla sconfitta, s’erano visti autorevoli personaggi schierarsi dalla parte degli abissini». Un antirazzismo che si basa «sul nazionalitarismo mazziniano, che aveva legato l’idea di nazione e di identità all’idea di libertà e di liberazione dall’oppressione straniera: essendo stato un popolo colonizzato gli italiani non possono che stare dalla parte dei colonizzati, a prescindere dal colore della loro pelle».

Un cortocircuito fra il passato coloniale e le relazioni razziali, fra il considerarsi paese di emigrati o di immigrati, che si mostra adesso di sconcertante, irrisolta, attualità.

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