Attenzione
Alla Bussola c’è Peppino di Capri. E allora... cameriere champagne!
«Non è nostalgia: i musei sono antichi ma si visitano ancora, così succede pure alle mie canzoni»
«Ah, la Bussola, guai a chi me la tocca». Quanto Peppino di Capri sia «felice ed orgoglioso» di tornare in quel locale «nel quale ho raggiunto la massima notorietà» lo si intuisce dall’enfasi del tono di voce. Sarà lui ad aprire, martedì sera, “Bussola d’Autore”, una serie di appuntamenti (i prossimi: Patty Pravo 31 maggio e Gino Paoli 23 agosto) che mirano a segnare la rinascita di una delle discoteche capaci di esportare nel mondo il nome della Versilia perché era il mondo (musicale) a farne parte, con concerti dal vivo scolpiti nella memoria collettiva.
Proprio come quelli di Peppino di Capri. Che martedì riceverà un premio per gli oltre 60 anni di carriera festeggiati di recente, mentre quelli sulla carta d’identità saranno 80, a luglio.
Quali sensazioni hanno accompagnato il suo “sì” alla proposta di (ri)esibirsi live alla Bussola?
«Ho pensato che l’idea di rilanciare questo locale così celebre fosse splendida. Mi sono chiesto: Perché non prima? Complimenti, comunque, a chi è riuscito a svilupparla. Lo voglio conoscere personalmente. Tornare dopo così tanto tempo suscita in me grande curiosità. Spero che questo appuntamento possa sancire l’inizio di una nuova era per la musica dal vivo».
La Bussola è (stata) una parte essenziale del suo vissuto. Non solo musicale.
«Lì si è tenuto il ricevimento di nozze con Roberta Stoppa (era il 1961, si sposarono nella chiesetta delle Focette). Lì ho cantato molte volte di fronte ad un pubblico che provava soddisfazione, si divertiva. La musica si viveva e faceva da colonna sonora agli anni belli di quell’Italia. Bastava questo».
Cosa ha rappresentato per lei Sergio Bernardini?
«Una figura straordinaria. Realizzò un programma tv con Vittorio Gassman, si chiamava “Il mattatore”. Ma il vero mattatore era lui».
E pensare che all’inizio lei gli disse di no…
«Desiderava a tutti i costi che io e il mio batterista suonassimo alla Bussola. Venne a cercarci personalmente. “Dovete venire a esibirvi in Versilia”, ci propose. E io, a battuta, gli risposi: “Non siamo pronti per l’estero”. In effetti era così, volevamo prepararci davvero bene. Ma eravamo sicuri che il nostro potenziale prima o poi sarebbe emerso e che un’altra occasione si sarebbe presentata».
La Bussola per lei non è stata solo concerti e ricevimento di nozze…
«Trascorrevo diversi pomeriggi nel giardinetto, all’ora dell’aperitivo. Quali e quanti personaggi celebri si potevano incontrare neppure riesco a stimarlo. Attrici, calciatori, artisti. Ricordo con piacere questo aneddoto: una sera, mi successe di aver terminato in anticipo un concerto da Oliviero, ai Ronchi. Decisi di andare alla Bussola e, cercando di non farmi notare, mi misi in un angolo ad ascoltare Zucchero che cantava. Mi dissi: “Questo è bravo, farà carriera”. Avevo ragione. E poi come non citare il risotto ai 4 formaggi dello chef Carletto Pirovano».
Come se lo immagina questo evento?
«Mi piacerebbe vedere il pubblico felice. I tempi sono cambiati, è vero. Non si può vivere di nostalgia. Però pensiamo ai musei: sono antichissimi eppure le persone continuano a visitarli. Nessuna nostalgia, è l’orgoglio che prevale. Ora la devo lasciare: devo finire di preparare la scaletta per la serata di martedì...» . —
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