La protesta
Scopriamo il mestiere di convivere al festival “Dialoghi sull’uomo”
Michele Serra, Enzo Bianchi, Fernando Aramburu, Roberto Koch fra i relatori. Premio a Vandana Shiva
L’appuntamento con l’edizione del decennale dei “Dialoghi sull’uomo” è fissata per il fine settimana dal 24 al 26 maggio. La conferenza inaugurale del festival dell’antropologia di Pistoia sarà tenuta da Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose. Due giorni dopo, a chiudere, lo spettacolo di Ascanio Celestini “Ballata dei senzatetto”. Nel mezzo, 23 appuntamenti con docenti universitari, artisti, giornalisti e scienziati, chiamati a riflettere in pubblico sul tema “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini” .
Questa, in estrema sintesi, la carta d’identità dei “Dialoghi sull’uomo” 2019, il festival di antropologia del contemporaneo organizzato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia con la collaborazione del Comune e la direzione di Giulia Cogoli. Manifestazione che prese il via proprio nel maggio 2010.
Un decennale da festeggiare come si deve, visto il successo: partiti nel 2010 con qualche timore, oggi i “Dialoghi” sono una vera fabbrica di cultura: 167.000 presenze in totale, un pubblico spesso giovanissimo e che arriva da tutta Italia, 250 relatori che si sono alternati sui palchi della rassegna in 249 eventi; una collana di saggi editi da Utet che conta già 13 volumi; un canale Youtube dedicato che ha raggiunto il milione di visualizzazioni; 5 mostre con grandi autori della fotografia contemporanea. Ciò nonostante, la kermesse dell’antropologia di Pistoia neanche quest’anno abbandonerà le dimensioni contenute che – secondo gli organizzatori – sono un ingrediente fondamentale del suo successo: 25 incontri distribuiti in tre giorni e in 5 luoghi, tutti nel centro storico. Dalla grande tenda allestita in piazza del Duomo, alla tenda secondaria, in piazza San Bartolomeo, alle Sale affrescate dello stesso Comune, ai due teatri cittadini, il Manzoni e il Bolognini.
Semmai, come hanno svelato durante la presentazione la direttrice Giulia Cogoli, il presidente della Fondazione Caripit Luca Iozzelli e il sindaco Alessandro Tomasi, ci sono delle chicche da non perdere. Un esempio è il nuovo spettacolo di Michele Serra (venerdì 24 maggio ore 21,15 al teatro Manzoni) “L’amaca di domani. Considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca” che a Pistoia si vedrà in prima nazionale. O l’incontro con la fisica ed economista indiana Vandana Shiva, tra le massime esperte internazionali di ecologia sociale, alla quale sarà conferito il premio “Dialoghi” dopo quelli a David Grossman e al Nobel Wole Soyinka.
Ieri l’edizione 2019 è stata presentata alla stampa nella sede della Fondazione Cassa di risparmio. Il presidente Luca Iozzelli, ricordando il debutto dei “Dialoghi” , ha parlato di «scommessa vinta» e di «cifre che all’inizio non potevamo immaginare», riferendosi ai partecipanti. «Il tema di quest’anno, che riflette sulla con-vivenza, si presta bene a concludere la traiettoria di riflessione iniziata nella prima edizione, dove si metteva a fuoco il concetto di identità». Tra i 25 appuntamenti, Telmo Pievani parlerà di “Convivere con l’imperfezione” il 25 alle 12, il fotografo Paolo Pellegrin (sua la mostra che caratterizza questa edizione) si confronterà su “Sguardi di confine” sabato 25 alle 15 con il collega Roberto Koch; lo scrittore spagnolo Fernando Aramburu sarà protagonista di un incontro sempre il 25 maggio ma alle 15,30; Vandana Shiva parlerà sabato 25 alle 21,15.
Per il sindaco Tomasi le dimensioni raccolte di Pistoia sono un elemento fondamentale del successo del festival. «La pacifica invasione che la città riceve ogni anno piace a tutti – ha sottolineato – e il fatto di ritrovarsi in una piccola città favorisce gli incontri, i contatti».
Anche Cogoli ha rilevato che il tema della con-vivenza richiama direttamente quello dell’immigrazione. Una questione politica assai scottante, in Europa ma soprattutto in Italia. Chi si aspettasse ai “Dialoghi” una sorta di tribuna politica rimarrebbe comunque deluso: gli interventi si manterranno sempre di taglio scientifico.
«Il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi – ha sottolineato Cogoli – e forse oggi cercare di capire la realtà che ci circonda dall’angolatura antropologica è quanto di più utile si possa proporre. Perché significa rilanciare l’interesse per gli altri, per le altre culture, a cui non ci deve legare solo il rispetto e il dialogo, ma la consapevolezza di essere su un’imbarcazione comune, in un viaggio attorno all’umanità, liberi da quelle zavorre del razzismo e dell’indifferenza che tanto pesano sulla vita quotidiana». —
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