Gioco
L’arte ci racconta l’Italia dagli anni del dopoguerra a quelli delle contestazioni
A Palazzo Buontalenti in mostra 150 opere di grandi autori per immergersi nel clima sociale e culturale dell’epoca
Ad accogliere i visitatori sono le immagini in bianco e nero dei cinegiornali che narrano l’impresa di Gino Bartali al Tour de France del 1948, da molti indicata come simbolo di unità nazionale nell’immediato dopoguerra e nei giorni dell’attentato a Togliatti. I filmati fanno parte della linea storica ricreata attraverso le immagini che scorrono lungo la mostra “Italia moderna 1945– 1975. Dalla ricostruzione alla contestazione”, la cui prima parte è visitabile da oggi al 17 novembre a Palazzo Buontalenti a Pistoia. Una mostra di 150 opere che raccontano attraverso l’arte l’Italia moderna, appunto, in un allestimento che cerca di immergere il visitatore nel clima sociale e culturale di quegli anni.
Una mostra divisa in due tappe, vista la vastità del patrimonio della collezione di Intesa San Paolo selezionato per la Fondazione Caripit, che anche con questa mostra, dà il via alle attività della neonata Fondazione Pistoia Musei. Progetto creato nel solco di Pistoia Capitale della Cultura 2017 e volto ad unire in un nuovo ed unico polo museale aperto al pubblico il patrimonio dell’ente, valorizzando i 4 poli interessati: l’Antico Palazzo dei Vescovi, la chiesa di San Salvatore (il cui recupero dovrebbe terminare entro settembre prossimo) e i due palazzi in cui già da questo fine settimana pasquale sono allestite le mostre presentate ieri. Luoghi, rimessi a nuovo anche grazie all’apporto del direttore scientifico della Fondazione Pistoia Musei, Philip Rylands, ex direttore della collezione Guggenheim di Venezia.
Nel Palazzo Buontalenti, come detto, trova posto la mostra sul Novecento che da Pistoia apre all’Italia curata da Marco Meneguzzo. Fino al 25 agosto sarà visitabile il percorso “Le macerie e la speranza” con opere di Guttuso, Dorfles e altri maestri del primo dopoguerra tra cui i pistoiesi Marini, Agenore Fabbri e Alberto Burri. Poi sarà aperta la seconda tappa, “Il benessere e la crisi”, che approda ai convulsi anni Settanta. «Abbiamo cercato – spiega il curatore – di mostrare quel tessuto formidabile che è l’arte dell’Italia moderna in un format nuovo. Italia moderna vuol dire che dalle macerie, c’era voglia di andare avanti».
Al piano terra di Palazzo De Rossi (in via de Rossi), invece, è stata posizionata la collezione permanente dedicata al Novecento di proprietà dell’ente in un allestimento curato da Annamaria Iacuzzi aperto per un anno. Vi sono opere dello stesso architetto Michelucci, di Andrea Lippi, Piero Bugiani e di un giovane Marino Marini. «Ragazzi tutt’altro che provinciali che dialogavano col mondo – dice Iacuzzi – membri di quella scuola pistoiese riconosciuta già nel 1928». –
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