Il Tirreno

A LA SPEZIA FINO AL 30 GIUGNO 

L’obiettivo di Hollywood Feinstein, l’amico di Dylan che fotografava le star

Andrea Plebe inviato a La spezia
L’obiettivo di Hollywood Feinstein, l’amico di Dylan che fotografava le star

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Barry Feinstein aveva una regola: «Divertiti e costruisci un rapporto di fiducia, così quando alla fine impugni la macchina fotografica il tuo soggetto si concede perché siete diventati amici». Si spiegano così gli straordinari scatti di Bob Dylan durante il tour in Gran Bretagna del 1966, quando il Menestrello andò a sfidare i Beatles a casa loro, firmati da Barry Feinstein, fotografo nato a Philadelphia nel 1931 e morto a Woodstock nel 2011.Dylan tra i bambini di Liverpool, accasciato su un tavolo a Cardiff dopo “il peggior pasto mai consumato”, sul molo in attesa del traghetto: un’immagine, quest’ultima, destinata a entrare nella storia, come quella della copertina del disco-manifesto “The Times They are A-Changin”, scelta personalmente del futuro Premio Nobel, anno 1963. Con Dylan l’amicizia era nata nello studio del suo manager, Albert Grossman, nel periodo in cui Feinstein frequentava Mary Travers, la voce femminile del trio Peter, Paul & Mary. Successo e solitudine, fan festanti e tragedie, vivere e morire tra le star. Hollywood e il suo “lato B”, come nello scatto del 1959 che inquadra dal retro la famosa scritta sulla collina.La mostra alla Fondazione Carispezia (fino al 30 giugno) è la prima retrospettiva in Italia sul lavoro di Feinstein e consente di abbracciare un’epoca, gli anni Sessanta e Settanta, con i suoi fulgori e i cambiamenti sociali. Ecco Marlon Brando in California, anno 1963, in marcia per il congresso per l’equità razziale. Feinstein spesso sceglie il dettaglio, un particolare per il tutto, come le mani di Dylan e quella del regista William Wyler, che stringe l’Oscar come miglior regista per il kolossal “Ben Hur” insieme a una sigaretta. Mandato dalla Magnum a coprire il servizio sulla morte di Marilyn Monroe, Feinstein riesce a entrare nell’appartamento e porta via uno scatto evocativo: il boccettino di pillole sul comodino, con l’etichetta in cui si legge il cognome della diva. Marlene Dietrich è una bellezza dolente senza tempo ai funerali di Gary Cooper, nel 1961 mentre la statua di un Cristo Salvatore sta accanto a Jane Mansfield, fotografata a Beverly Hills, con un’espressione quasi assente, il giorno dell’assassinio di John Kennedy a Dallas, 22 novembre 1963.

Con Steve McQueen, uno che non aveva un carattere facile, Feinstein strinse in particolare una forte amicizia. «Non so se sono un attore che corre o un pilota che recita», si domandava la star della “Grande fuga”. Barry condivideva con lui la passione per le moto e le macchine e fu fotografo di scena di “Bullitt”, uno dei titoli più famosi di McQueen. Feinstein scattava foto in sequenza, come in un film, e il suo archivio ne conserva moltissime che lui non considerava nemmeno degne di stampa. Feinstein incontrò la fotografia negli anni Cinquanta, come assistente di Mike Vern di “Life”; con il cinema il rapporto cominciò nel 1957, stagista di produzione alla Columbia Pictures e sui set di film come “L’ultimo urrà” di John Ford con Spencer Tracy e “Pal Joey” con Frank Sinatra, Rita Hayworth e Kim Novak. Sua l’immagine del primo album solita di Eric Clapton e di “Mr. Tambourin Man” dei Byrds. Suoi gli stivali che spuntano da una Rolls Royce per l’album di Delaney & Bonnie “On tour with Eric Clapton”. “Pearl” di Janis Joplin ha in copertina un’immagine felice dell’artista, seduta su un divano con una sigaretta. Capelli multicolore come i vestiti, un sorriso aperto. Sarebbe morta, a 27 anni, il giorno dopo quella sessione fotografica. —



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