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FIRENZE: LA RASSEGNA 

Fabbrica Europa, due mesi di sound multirazziale e una “palestra” sul teatro

GABRIELE RIZZA
Fabbrica Europa, due mesi di sound multirazziale e una “palestra” sul teatro

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GABRIELE RIZZA

Torna in pista Fabbrica Europa. Il festival interdisciplinare, piattaforma di sperimentazione, idee e linguaggi, orientato a tutto campo sui perimetri della contemporaneità, che a partire dal 3 maggio festeggia le 26esima edizione. Con alcune certezze e altrettante novità. «Fabbrica Europa – ribadiscono i direttori artistici Maurizia Settembri e Maurizio Busia – è sempre più un laboratorio sul mondo alla ricerca di nuove visioni di futuro; ma ora, varcato il quarto di secolo di vita, è un po’ come ripartire da zero: non per una celebrazione di quanto abbiamo fatto finora ma per dare nuova linfa a uno spazio libero, senza frontiere».

Ripartire per Fabbrica Europa significa anche cambiare geografie. Nel senso che si dipana una nuova mappa cittadina, una rete di “insediamenti” che non ha più nella Stazione Leopolda, come era stato finora, il suo fulcro. L’identità si fraziona, esce dai margini, e trova casa alle Cascine, nello spazio “Parc” (Performing Arts Research Centre), che funziona da residenza e insieme da rampa di lancio della varie attività del festival. Che però, come a voler riannodare i fili della propria storia, il 3 maggio decolla proprio dalla Leopolda nel segno della Fura del Baus, il gruppo catalano che più di ogni altro ha sottolineato l’essenza creativa e segnato la memoria storica della kermesse. La Fura presenta il recente “Free Bach 212”, performance collettiva dedicata al rapporto tra i linguaggi, con l’ensemble barocco “Divina Mysteria” che impasta i ritmi del flamenco con le melodie bachiane, attraverso l’immagine video e la musica elettronica. Fra i tanti nomi in cartellone spiccano quelli della performer norvegese Ina Christel Johannessen, voce fra le più trasgressive del panorama internazionale; del coreografo fiammingo Wim Vandekeybus che, in prima nazionale, sul palcoscenico della Pergola, imbastisce la sua ultima creazione, “TrapTown”, miscela esplosiva di danza, cinema, parola e musica; di Virgili Sieni che, distanza di 10 anni dal debutto, riallestisce “La natura delle cose”, ispirato al “De rerum natura” di Lucrezio; dei Sotterraneo con il loro “Tallk Show”, un’ora di palestra culturale sul teatro (il “fabulous invalid” per dirla con Orson Welles) che è sempre sul punto di morire e non muore mai; di Michele Di Stefano impegnato a scalare con la sua compagina Mk la simbolica “Parete Nord” per finire con Giardino Chiuso e Versiliadanza che sfrecciano in “Macchine” fra i racconti di Sebastiano Vassalli. –

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