Gioco
Le parole salvate da Scalfari, scrittore e poeta: “L’ora del blu” naviga fra verità e passioni
Nella sua raccolta di poesie, pubblicata in questi giorni, l’autore attraverso il calore del verso svela il suo profondo sentire
Il poeta è un fingitore, Pessoa aveva ragione. Spesso vive in suoi mondi mentali che poi cerca di stipare a forza dentro la realtà. Ruota intorno a vuoti di mondo. Spesso è la realtà, crudelmente, a chiuderlo fuori. Ma è anche, e soprattutto, un mago. Un alchimista. Trasforma esperienze e parole d'uso comune in solchi profondi, incancellabili. Solchi incisi nella carne. Il poeta sente che ci sono enigmi da sciogliere. Che c'è una visione diversa oltre la visione. E la indica ai suoi compagni di strada. È stato un poeta ad insegnarci, per esempio, che la felicità non è, come pensiamo in genere, qualcosa che sale. Al contrario. La felicità è invece qualcosa che cade. In questo modo seguiamo i passi di un poeta. Per farci descrivere la visione ulteriore. Per ascoltare la parola ulteriore. Per aprire gli occhi su altri mondi. Mondi senza numero.
In questo senso l'ardua ricerca poetica di Eugenio Scalfari è sulla strada più autentica della poesia. Una ricerca tanto più difficile, dato che, nel suo lungo percorso professionale, Scalfari ha dovuto maneggiare quotidianamente le parole per raccontare, da giornalista, il presente. È un lavoro quotidiano che rischia di esporle all'erosione, le parole. Di distruggerle. Di cancellarne l'aura.
Le parole, poi, così logorate, non tornano indietro. Fortunatamente, Scalfari e riuscito a salvare le parole da questa tensione. È riuscito a recuperarne l’unicità. Basta scorrere i suoi versi per rendersene conto. Sicuramente, il poeta è riuscito a difendere i segreti verbali dall'aggressione del tempo, del presente, grazie anche ai suoi interessi filosofici. È in quel campo, nel campo della filosofia, infatti, che la parola mantiene ancora il suo valore di disvelamento dell'essere. Ed è in quel campo che l'uso della parola diventa una operazione di distillazione. Operazione alchemica. Non è un caso che, al suo primo apparire nel mondo greco, e non solo in quel mondo, la filosofia si sia presentata agli uomini in versi. La filosofia è infatti quell'orizzonte linguistico in cui si saggia ciò che si può dire, e ciò che è indicibile. In cui si saggia la ben rotonda verità. L'indicibile, tenta di dirlo la poesia.
Scalfari apre la mano. Resta volontariamente indifeso davanti all’assordante rumore dell’esserci. Indica fin dall’inizio di questo suo personalissimo canzoniere “L’ora del blu”. E il groviglio di passioni e verità di quest’ora, di questo colore, rimane un mistero. Cos’è? È l’ora della nascita, l’ora del blu? È l’ora più profonda della notte? Quella in cui tutti ci sentiamo più soli, più abbandonati, trascinati più a fondo da un oscuro nemico? È l’ora in cui veniamo gettati all’essere? Scalfari segue il suo percorso umano attraverso i segni poetici che ne fermano il ritmo, i passaggi, le svolte. Le ombre di ciò che ci viene offerto e poi strappato di mano. L’enigma stupendo e cattivo del tempo, che invita e tortura. I colpi del mondo, che ci lasciano senza parole. Il pozzo profondo e solo dell’Io. A questo serve la poesia. Difende i nostri palpiti più fragili, più deboli, più nascosti. Li avvolge in una segreta corazza. E continua ad accompagnarli.
I passaggi vitali che Scalfari ferma sulla pagina hanno colori, dunque. Il bambino che fu gettato nel mondo in quella prima ora blu, adesso si trova sulla cima del lungo percorso. Quali paesaggi riesce a contemplare da lassù? E quali altri colori lo aspettano, invitano il suo passo? È finalmente libero, quel bambino, dagli inganni del tempo? È riuscito finalmente a gettare tutti i suoi pesi? Quali colori rimangono adesso? Il colore centrale di tutto il percorso, il colore dell’aria che si osserva da quel punto, è il colore dell’eros. Ci accoglie ancora. Sempre. Il poeta lo accenna con forza.
Scrivere poesia in Italia è tutt’altro che lieve. Una profonda, sincera tradizione poetica rischia di travolgere tutto ciò che di nuovo cerca di arrivare alla vita. È difficile modellare veri suoni, capaci di muoversi con felicità al di fuori delle ombre del passato. Difficile scrivere il colore della verità. Ma, riguardando i segni su queste pagine, vediamo che Eugenio Scalfari ci riesce con mano sicura.
Forse proprio grazie a quel primo blu.
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