Lutto
Musica, amanti, caccia, case Puccini fra passioni e ironia
Esce il secondo volume del monumentale Epistolario del compositore Un racconto in prima persona di un uomo di 40 anni baciato dal successo
Passionale, incontentabile, perfezionista, fantasioso, ironico, geniale. Un vero e proprio multitasking ante litteram, nei cui giorni la musica e la vita s’intrecciano e si sovrappongono continuamente. Ecco Giacomo Puccini a quarant’anni, nel pieno della maturità di uomo e di musicista. È lui stesso a raccontarsi nel secondo volume dell’Epistolario, che raccoglie ed esamina quasi novecento tra lettere, cartoline postali e telegrammi indirizzati a familiari, amici, librettisti, direttori d’orchestra e giornalisti nel periodo1897-1901: trecento sono inediti.
Un’opera monumentale in nove libri che darà conto della produzione epistolare complessiva di Puccini dal 1877 fino alla morte, nel 1924. Pubblicato da Olschki nell’Edizione nazionale delle Opere di Giacomo Puccini e curato da Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schickling, questo secondo volume viene presentato oggi alle 17,30 in Palazzo Ducale a Lucca: ne parleranno musicologi e linguisti tra i quali Lorenzo Bianconi e Fabrizio Franceschini.
Gli anni dal 1897 al 1901 sono intensi nella vita del maestro. Ormai è affermato, ma non si contenta e con la sorella Ramelde, in una lettera del 21 settembre 1898 – sta lavorando a “Tosca”– si lascia andare a riflessioni sulla propria natura. Si descrive «nevrotico, isterico, cardiaco, passionale, passionista e incontentabile» e sente il peso per la composizione dell’opera così tanto da imprecare contro tutti: dai librettisti a Tosca fino a se stesso «che l’ha malamente musicata» e Guido d’Arezzo, l’inventore delle note. Ma un anno dopo, in fase di allestimento della prima di “Tosca” – il debutto fu a Roma il 14 gennaio 1900 – è pieno di entusiasmo. Al direttore Leopoldo Mugnone, che sarà sul podio di Roma, l’11 novembre 1899 scrive: «Non vedo l’ora di affidarti “Tosca”: sono sicuro che mi farai passare dei bei momenti. Perché i più bei momenti per un compositore sono due: quando si concepisce e si mette in carta un’idea che piace e quando si sente la propria musica sorgere dall’orchestra». Questa è una delle lettere inedite.
Dell’allestimento delle sue opere Puccini si occupa personalmente nei minimi particolari. Ma si interessa anche della promozione, assiste alle rappresentazioni in Italia e in Europa, tiene rapporti diretti con critici e giornalisti, pensa a nuovi progetti: a settembre 1901 inizia a lavorare su “Madama Butterfly”. E non tralascia la caccia, le auto e le donne, sue note passioni. Alle quali si aggiunge il «mal di calcinaccio» dopo l’acquisto delle ville di Chiatri e Torre del Lago, di cui segue le ristrutturazioni con la consueta ricerca della perfezione. Ma anche quando va a caccia, compra case e auto o si intrattiene con l’amante non smette mai di pensare alla sua musica. I toni della scrittura sono di volta in volta affettuosi, amichevoli, confidenziali e goliardici, ma anche formali e professionali; lo stile è vario con citazioni colte e rime, cronaca quotidiana e richieste spicciole, linguaggio sboccato e fantasiose bestemmie. Divertentissimi e a volte spietati i soprannomi che inventa un po’ per tutti. I più bersagliati sono cognati e sorelle, ma ce n’è anche per amici, conoscenti, musicisti come Ruggero Leoncavallo, prima amico e poi rivale, che chiama «Bisbestia», «Leonasino», «Leonbestia» e «Cleptomane».
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