Gioco
La danza di Isadora Duncan musa ispiratrice di artisti nella mostra a Villa Bardini
FIRENZE. Vale la pena, sfidando l’erta di Costa San Giorgio, raggiungere Villa Bardini. Non solo per il panorama mozzafiato che plana sulla città. Sede della collezione Annigoni e vetrina di importanti mostre, Villa Bardini ospita una bellissima retrospettiva dedicata a Isadora Duncan, icona della “modern dance” di cui fu, a partire dai primi del Novecento, la nomade e coraggiosa sacerdotessa. Un itinerario artistico denso di trionfi e riconoscimenti (era nata San Francisco nel 1878), destinato a rivoluzionare i principi della danza, da lei interpretata come libera espressione di idee e sentimenti, fuori da ogni accademismo, ma anche una vita segnata dalla tragedia (la morte di tutti e tre i figli in tenera età) e chiusa da una morte tanto assurda quanto leggendaria: strangolata dalla sua stessa sciarpa, impigliata nei raggi della ruota dell’auto scoperta su cui viaggiava.
A finire sotto la lente dei curatori, Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi, non è tanto l’aspetto coreutico quanto l’ambiente artistico di casa nostra con cui entrò in contatto, come spiega il titolo: “A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia”. Dipinti, sculture, disegni, abiti, riviste, libri, ripercorrono il legame della fondatrice della danza moderna con l’Italia e l’influenza che ebbe nel contesto internazionale, mentre si ricompone il puzzle riguardante la sua presenza Firenze. Testimoniata dalla firma apposta nel libro dei soci del Gabinetto Vieusseux il 28 ottobre del 1902, in occasione delle tre serate che tenne al Circolo degli Artisti. La Duncan soggiornò anche a Viareggio, invitata da Eleonora Duse, e Plinio Nomellini, che la vide danzare sulla spiaggia, la ritrasse in numerosi dipinti. Uno di questi, “Gioia”, per la prima volta dopo 30 anni, viene qui riunito nelle sue due parti grazie al prestito di Silvio Berlusconi, proprietario della metà raffigurante la Duncan, l’altra, con le onde del mare, proviene sempre da una collezione privata. Alla fine sono più di 70 gli artisti che costellano la mostra, da Auguste Rodin a Umberto Boccioni, da Galileo Chini a Mario Sironi.
Catalogo Polistampa. Fino al 22 settembre. —
Gabriele Rizza
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