Gioco
Il ritorno di Hellboy l’anti-supereroe di culto demoniaco e ironico
È un mezzo demone alto due metri, ha una lunga coda, un avambraccio enorme e fortissimo che «spacca tutto alla grande», pelle rossa e corna che accorcia di tanto in tanto. Il suo vero nome è Anung Un Rama, ma tutti lo conoscono come Hellboy. Evocato sulla terra durante la seconda guerra mondiale dallo stregone Rasputin per invertire le sorti del conflitto a favore dei nazisti, “adottato” dagli Alleati, viene cresciuto come un figlio dal professor Bruttenholm, diventando uno dei migliori detective del BPRD (Bureau of Paranormal Research and Defense). Combatte mostri e creature leggendarie, e stavolta sarà impegnato nella sfida contro la spietata strega Nimue per salvare il mondo.
Torna al cinema il supereroe demoniaco Hellboy, nato dai fumetti di Mike Mignola. È il terzo adattamento dopo i due capitoli realizzati da Guillermo Del Toro, “Hellboy” (2004) e “Hellboy II – The Golden Army” (2008). Frenetico, dark al punto giusto, pieno di ironia e colpi di scena, il dittico firmato da Del Toro rappresenta una fedele trasposizione su grande schermo del personaggio nato dai comics anni 90. Il sequel è persino migliore rispetto al primo capitolo, più maturo e originale a confronto con l’archetipo fin troppo aderente ai dettami della graphic novel. In ogni caso il semi-demone rosso è entrato da subito nel cuore dei fan che hanno aspettato l’uscita del reboot, in sala da oggi, con un misto di perplessità e trepidazione. Dietro la macchina da presa stavolta c’è Neil Marshall, regista inglese dalle enormi potenzialità ma dai risultati contraddittori, che ci offre l’anti-supereroe antropomorfo, in una versione adulta, violenta e contemporanea. —
Francesca Lenzi
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