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Auguri Francis Ford, il “Padrino” del cinema compie 80 anni e gira un nuovo film
Le origini italiane, il nome della fabbrica simbolo di Detroit. L’America celebra Coppola, regista dei colossal da record
ROMA. L’autunno del patriarca, il romanzo di Garcia Marquez, potrebbe essere un regalo appropriato per gli 80 anni del lucano Francis Ford Coppola che l’America celebra tra i suoi più grandi artisti del ‘900 e che al paese di Bernalda, da cui veniva suo nonno, è sempre rimasto legato (ne è cittadino onorario dall’89 e ci torna spesso). . Francis nacque a Detroit dove il padre Carmine era direttore d’orchestra nel programma radio “The Ford Sunday Evening Hour”, sponsorizzato da Henry Ford. In segno di riconoscenza Carmine diede al secondogenito Francis anche il nome della fabbrica di Detroit, simbolo del sogno americano. Anche la mamma, Italia Pennino, aveva nel sangue la musica e il cinema: il nonno era il compositore napoletano Francesco Pennino, il padre gestiva un cinema di Brooklyn. A due anni, gracile e affetto da poliomielite, Francis si trasferì a New York dove il padre suonava nella Nbc Orchestra.
Il ragazzo non è uno studente modello. Ma il fratello maggiore August crede nel suo talento e gli paga l’iscrizione alla Ucla di Los Angeles dove l’estro cinematografico diviene occasione di incontri che segneranno la sua carriera, da Roger Corman a George Lucas. Nel ‘62 debutta dietro la macchina da presa con la commedia western “Tonight for Sure”; più riuscito “Terrore alla 13ma ora” del 1963. A quegli anni risale anche il progetto de “La conversazione” con cui conquisterà la prima Palma d’oro nel ‘74. In mezzo c’è una carriera che ne fa già un monumento: un trittico lo fa notare (”Buttati Bernardo”, “Sulle ali dell’arcobaleno”, “Non torno a casa stasera” tra il ‘67 e il ‘69), poi con “Patton” conquista il primo di sei Oscar nel ‘71.
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Ma soprattutto il colossale successo de “Il padrino” dal romanzo di Mario Puzo. Prodotto dalla Paramount, il progetto è affidato a Coppola dopo il rifiuto di Sergio Leone. Sono le controverse scelte del regista trentenne a fare la fortuna del film: richiama in servizio un declinante Marlon Brando, poi affida allo sconosciuto Al Pacino un ruolo ambito da Dustin Hoffman e Robert Redford. Nonostante un considerevole sforamento del budget, il film è un trionfo: ha incassato un miliardo di dollari polverizzando il record di “Via col vento” e nel 1972 vince tre Oscar, il Golden Globe, il David.
Coppola accetta controvoglia di metter mano al sequel che consacra il genio di Al Pacino e rivela Robert De Niro il cui ruolo cresce molto dopo il rifiuto di Brando di prendere parte all’impresa. Il successo de “Il Padrino – parte II” surclassa perfino l’originale con 6 Oscar e incassi stratosferici.
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Incoronato “re” di Hollywood, Coppola mette mano al progetto di una moderna rilettura del “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad in cui la scena cambia dall’Africa coloniale al Vietnam in guerra. La storia di “Apocalypse Now” (1979) è un’epopea di gigantismo e dramma. Il successo non pareggia il disastro economico che segnerà la vita del regista.
Costretto dai debiti Coppola si piega a un terzo episodio de “Il Padrino” girato quasi tutto in Italia e concepito come un omaggio al cinema d’inchiesta di Francesco Rosi. “Dracula” del 1992 con Gary Oldman e Anthony Hopkins ne lucida il blasone con una forza visionaria che sembrava smarrita. Ora più di tre decenni dopo, Coppola tira fuori dal cassetto un progetto vecchio di 30 anni: l’epopea fantascientica di “Megalopolis”.
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