Il Tirreno

oggi l’inaugurazione 

Dai reperti dell’Abbazia distrutta dalle bombe una mostra che celebra memoria e rinascita

Francesca Lenzi
Dai reperti dell’Abbazia distrutta dalle bombe una mostra che celebra memoria e rinascita

La toscana Franca Pisani protagonista a Montecassino con tre installazioni realizzate con i pezzi ritrovati nei sotterranei

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Memoria e recupero, quando l’arte ricorda il passato e lo riscatta attraverso l’immagine di un messaggio contemporaneo che oltrepassa confini e barriere. Si chiama “Succisa Virescit – La forza della rinascita”, la mostra di Franca Pisani, a cura di Roberto Capitanio, promossa dall’abbazia di Montecassino e che si inaugura oggi (ore 17) nello spazio espositivo del museo abbaziale. Mostra che si sviluppa in tre installazioni. La prima, “Il giardino di pietra” trasforma, e crea circa 50 reperti dell’antica abbazia, distrutta nella seconda guerra mondiale, combinando frammenti di affreschi medievali, testine di santi e di angeli, colonne doriche, mani, braccia spezzate, mosaici bizantini, panneggi, armi ed elmetti. La seconda installazione, “Trasparenze”, circonda la prima e si concretizza nelle gigantografie in bianco e nero che costruiscono un percorso di ricordi e di ferite all’interno del museo. Di fronte, appese, fragili e insieme fortissime nel proprio riverbero, 25 “sete di Lione”. Infine, la terza parte dell’evento è l’opera in legno e marmo “Pietra splendente”, un albero di frassino inanellato dal cilindro di marmo proveniente dalle cave del Monte Altissimo.

«Questa esposizione nasce da una mostra che ho fatto al Macro, museo d’arte contemporanea di Roma, dove ho cominciato il mio studio sul segno archeologico – le parole di Pisani, nata nel 1956 a Grosseto – Io lavoro infatti sui segni, sulla semiotica. Questi segni vengono da lontano, dalle caverne, dai nostri antenati che descrivevano ai figli e ai nipoti le disgrazie e le fortune della loro vita. Ho quindi ricostruito questo segno contemporaneo, perché trovo che sia diretto, entra dentro al cuore. Avevo sempre usato il color terra, e ho iniziato a mettere i colori da quando abito a Pietrasanta. Sono ormai due anni. La luce, il sole, non so cosa sia stato».

Ci sono due tipologie in questa mostra – va avanti l’artista – L’installazione che si chiama “Giardino di pietra” dove ci sono 50 reperti, direi archeologici, dell’abbazia, 75 anni fa bombardata e rasa al suolo. Questi sono i pezzi che sono stati preziosamente conservarti nei sotterranei, e che siamo riusciti a tirare fuori. Ci sono dei mosaici, dei festoni, e anche purtroppo delle armi, degli elmetti, bombe esplose o inesplose. Il tema importantissimo del mio lavoro è però il risorgere. L’arte, con la sua bellezza, ha la forza di portare l’uomo a una visione positiva, filosofica e materiale della vita. La seconda installazione è Trasparenze – continua Pisani – Queste trasparenze sono su seta di Lione, con ossidi e inchiostri. Io uso tecniche antiche per una visione contemporanea». Un’arte che rinnova, e si rinnova, continuamente: «L’arte vince sempre – dice Franca Pisani che vanta un lungo e importante percorso di esposizioni – È il mio motto da tutta una vita, nata e cresciuta in una famiglia di donne artiste. Il mio autoritratto è nel corridoio vasariano degli Uffizi. Adoro Firenze, pur essendo maremmana. E essere stata scelta per essere nella collezione degli Uffizi è il mio più grande orgoglio. In ogni caso, il mio lavoro è sul segno primordiale. Quello che unisce tutte le culture del mondo. Dal polo sud al polo nord, nelle caverne, i nostri antenati disegnavano sempre gli stessi segni. Parlavano la stessa lingua anche se erano ai poli opposti. E questa è una cosa bellissima. È quello che fanno i bambini con quattro scarabocchi. Dovremmo tutti, artisti e non artisti, tornare a essere un po’ bambini». È un’arte, quella di Franca Pisani, che dal passato si riespone nell’oggi, attraverso il ricordo, traccia che ha guidato nel 2018 la donazione dell’artista grossetana, in occasione della Giornata della memoria, di un dittico dipinto su tela di Lione all’università di Padova. «Abbiamo bisogno della memoria – dice Pisani – Infatti il mio segno rappresenta proprio la memoria dell’uomo. La Shoah è un momento difficilissimo che non va dimenticato, ma anzi va portato alle nuove generazioni. L’arte deve anche aiutare a pensare, e a ricordare». —

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di Redazione web