Il Tirreno

massa marittima  

Belve, sirene e la dea Cibele il muro della fecondità rivela nuovi affreschi

Giulia Sili
Belve, sirene e la dea Cibele il muro della fecondità rivela nuovi affreschi

Accanto all’albero con frutti fallici, opera del 1256 ritrovata per caso dove un tempo c’era  un parcheggio, sono stati  restaurati nuovi disegni 

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Era il 1999 quando la Città Vecchia di Massa Marittima, il primo nucleo medievale della città, scopriva al suo interno un tesoro nascosto, un affresco, conservato da secoli sotto ad una spessa scialbatura. L’affresco delle Fonti dell’Abbondanza venne fuori per caso, grazie a un intervento all’interno di quello che fino agli anni ’90 era un parcheggio per i motorini. Tre grandi e robusti archi a sesto acuto, costruito, come indicato dall’iscrizione, nel 1265, custodivano quell’insolito albero, venuto alla luce pezzetto dopo pezzetto grazie ad un primo restauro. Dietro alla grande vasca in pietra, in passato piena d’acqua, la prima delle tre campate conserva quello che oggi è conosciuto come “l’Albero della Fecondità”, ovvero una rara testimonianza di pittura murale duecentesca, il cui interesse sta tutto nell’inconsueto soggetto profano, che sembra affondare le radici nei culti della fertilità. Un particolare albero dai frutti fallici. Oggi, grazie al nuovo restauro appena terminato, nuovi elementi si sono aggiunti al quadro già ampio: delle nuove figure umane e delle bellissime fiere vanno a completare uno dei gioielli più preziosi di Massa Marittima. Le novità sono state svelate giovedì sera alla presenza del restauratore Massimo Gavazzi, lo storico dell’arte Alessandro Bagnoli e l’architetta Giulia Manca. «Si tratta di una serie di affreschi legati al tema dell’acqua e della fecondità che sono stati scoperti di fianco all’albero – spiega Marco Paperini, assessore alla cultura e storico medievista – Di fianco al cunicolo dal quale sgorgava l’acqua che riempiva la fonte, è stata trovata una dea Cibele, un’antica divinità della natura, affiancata da delle fiere. All’interno del cunicolo stesso, invece, ci sono due armati, uno con scudo araldico; sulla controporta, invece, è stata scoperta una sirena bicaudata, tipico segno di fertilità. Quindi un’arcata il cui significato si lega tutto all’acqua». Il restauro è stato realizzato interamente grazie all’Art Bonus, ovvero lo sconto fiscale per chi decide di investire nel patrimonio artistico pubblico italiano, per oltre 32 mila euro. «Sono una straordinaria testimonianza di affreschi profani medievali – ha spiegato il critico d’arte ed ex funzionario della Soprintendenza Alessandro Bagnoli, tra i primi ad aver studiato il monumento – che spesso ritroviamo nelle fonti di quell’epoca ma le pitture di Massa Marittima sono un caso unico per i temi trattati e le dimensioni così vaste». «I lavori di restauro sono durati cinque mesi – ha aggiunto il restauratore Massimo Gavazzi – e abbiamo utilizzato una tecnica per togliere le incrostazioni calcaree tipiche di un ambiente di questo tipo, con l’utilizzo di bisturi e strumenti micromeccanici». Ma la fonte potrebbe nascondere ancora altri segreti: «Vediamo ancora delle tracce di pittura nel lato sinistro sulla parete – spiega Paperini – tanto che abbiamo inserito una nuova fase dell’Art Bonus». —



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di Redazione web