Il Tirreno

Il custode del tempo che si prende cura dell’orologio dei tramonti

Jeanne Perego

Firenze: Andrea Palmieri ha restaurato l’enorme quadrante del Duomo Dipinto da Paolo Uccello, misura le ore dal calare del sole al successivo 

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LA STORIA



C’è un orologio in Toscana per il quale il momento del cambio dell’ora, da quella invernale a quella estiva e viceversa, non è mai esistito. Ed è un orologio straordinario: quello che si trova nella controfacciata del Duomo di Firenze. L’orologio di Paolo Uccello, come abitualmente viene chiamato visto che il suo monumentale quadrante fu dipinto dal grande artista del Rinascimento fiorentino nel 1433, come riporta il Vasari: “Fece Paolo, di colorito, la sfera dell’ore sopra la porta principale dentro la Chiesa, con quattro teste ne’canti colorite in fresco”. Le quattro teste con aureola agli angoli rappresentano un mistero dell’opera, secondo alcuni sono quattro profeti, mente per altri sarebbero i quattro evangelisti.

«È uno degli orologi più belli del mondo», dice il professor Andrea Palmieri, uno dei maggiori esperti dell’arte meccanica della misurazione del tempo, che per tutta la vita ha insegnato micromeccanica e orologeria all’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci di Firenze e che “ha in cura” anche l’antico orologio della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio. Palmieri quell’orologio all’interno di Santa Maria del Fiore lo conosce fin nei minimi dettagli visto che nel 2014 ne ha curato il restauro più recente, insieme al professor Ugo Panciani. «È un orologio di grande dimensione che segna l’ora “privata” e non quella “pubblica” perché è all’interno della cattedrale, collocato a 15 metri d’altezza sopra il portone principale. Ciò che lo rende speciale, oltre che il quadrante di 46 mq affrescato dal grande maestro del Quattrocento, è il fatto che segna il tempo con il sistema dell’Ora Italica, un sistema che, non senza grandi resistenze punite con pene pecuniarie e imprigionamenti, venne abolito in Toscana dal Granduca Francesco Stefano di Lorena con decreto del 1749 per passare alla cosiddetta Ora Francese, quella che utilizziamo ancora oggi. L’Ora Italica, che è detta anche Ora dell’Ave Maria, vede sul quadrante 24 ore, segnate con i numeri romani, con il 4 indicato da quattro barrette e così via. I numeri romani sono disposti in ordine crescente ma antiorario, dall’ora prima alla ventiquattresima, e l’unica lancetta si muove in senso antiorario imitando il movimento dell’ombra delle meridiane».

La misurazione del tempo con questo sistema va dal tramonto al tramonto successivo. L’ora zero, l’equivalente della nostra mezzanotte, è appunto il tramonto, che all’epoca in cui fu costruito l’orologio indicava il momento in cui tutti, tanto in città quanto nelle campagne, cessavano di lavorare, e la giornata aveva la sua naturale conclusione. «Il momento del tramonto, però, cambia ogni giorno –continua Andrea Palmieri– per cui quest’orologio ha bisogno di qualcuno che lo “accudisca”, cambiando ogni 15 giorni l’inizio dell’ultima ora del giorno in modo che sia sempre quella del tramonto, e che da questa si ricominci il conteggio delle ore». Di questa regolazione si occupano due “temperatori” dell’Opera di Santa Maria del Fiore. «Sono forse gli ultimi rimasti in Toscana-continua Palmieri– fino agli anni Sessanta ogni orologio “pubblico”, sui campanili o sulle torri dei municipi aveva un temperatore, poi piano piano sono scomparsi».

Ora i meccanismi di quegli orologi “pubblici” funzionano grazie a motorini elettrici, controllati a distanza e programmabili. Così anche il cambio dell’ora con il passaggio a quella legale e il ritorno a quella solare si gestisce con un solo clic. —

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