Gioco
Da Dante ai neologismi, viaggio nell’Italiano: un festival per riscoprire la nostra lingua
Da domani al 7 aprile a Siena, l'appuntamento voluto dall’Università per Stranieri è giunto alla terza edizione: decine di studiosi in conferenze e laboratori
Si apre domani, nelle scuole di Siena, la terza edizione del Festival dell’Italiano e delle Lingue d’Italia. Festival voluto fortemente dall’Università per Stranieri e diretto da Massimo Arcangeli.
Un passo dovuto, quello di aprire nelle scuole. Capita agli studenti, infatti, di usare in modi sempre meno consapevoli e accurati la propria lingua madre. E capita loro anche di avere rapporti e confronti sempre più sporadici e smarriti con il testo e la lettura. Non è colpa loro. Si trovano, d’altronde, nella società della fine della lettura. E forse anche della fine del concetto. In cui è sempre più rara la riflessione pubblica sul linguaggio. Sui rapporti fra linguaggio e pensiero. Una società in cui i rappresentanti politici sono in crescenti difficoltà con l’uso di congiuntivi. E nell’espressione verbale e scritta di concetti complessi. In cui gran parte dell’industria editoriale punta alle pubblicazioni di intrattenimento e di pronta cassa. In cui l’obiettivo principale sembra essere la massima semplificazione.
La neolingua
Ed è una diffusa trascuratezza dell’espressione, del linguaggio, che stride bruscamente con l’Italia ammirata e studiata all’estero come “superpotenza” culturale. Per i suoi autori classici, la sua arte. Per l’opera lirica italiana. Che è ormai una forma di spettacolo amatissima ovunque. Basta seguire il percorso di Cecilia Bartoli, da tempo star mondiale.
Domani, la prima giornata, dunque, è dedicata ai laboratori di scrittura con gli studenti. Soprattutto per la scrittura noir. Laboratori che saranno ripetuti anche il secondo giorno del Festival, il 5 aprile, con particolare attenzione all’uso della punteggiatura. Che è come la pausa musicale. Il pomeriggio del secondo giorno, invece, sarà dedicato (dalle 15 in poi) ai saluti e agli interventi ufficiali. Il sindaco, i rettori, il Miur. Poi le questioni.
Gli studiosi
Alessandro Masi parlerà dell’italiano fuori d’Italia. Una realtà in crescita continua. Non solo per l’interesse universale nei confronti della cultura italiana. Ma anche a causa della “nuova emigrazione” italiana degli ultimi dieci-quindici anni (al ritmo di almeno 100.000 persone all’anno di media). Una nuova emigrazione colta che vuole comunque restare legata al suo sostrato profondo. E alle sue espressioni. Vittorio Coletti analizzerà la grammatica dell’italiano “adulto”. Diego Fusaro si occuperà del rapporto fra Utopia e Distopia, alla luce dell’uso di parole e cose. Lucio Russo, invece, illustrerà le intersezioni fra cultura umanistica e scientifica. Nel pomeriggio ci sarà anche la premiazione dei lavori degli studenti delle scuole. In serata, uno spettacolo al Teatro dei Rozzi, sui temi del lavoro, con produzioni musicai e video degli studenti.
Il giorno successivo sarà dedicato in gran parte a Leopardi, a partire dai 200 anni dalla scrittura dell’Infinito. Discussione aperta da un intervento di Pietro Cataldi, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena, intitolato “Infinito 200”. L’altra figura a cui è dedicata la giornata è Primo Levi. Con il suo radicamento assoluto nel mondo delle parole e del linguaggio. E con la sua “Ricerca delle radici”, che affondano necessariamente, per tutti noi, nella parola, nella lettura, nel testo. Con la parola che è anche, in particolar modo, salvezza. Chiude la giornata, dopo vari altri interventi, la consegna del Premio Visioni a Sergio Castellitto.
Un momento di riflessione particolare sarà dedicato a Dante in napoletano. E alla figura di Leonardo, “homo sanza lettere”. Molti i relatori, difficile qui ricordarli tutti. Il Festival chiude il 7 aprile con una giornata dedicata alle “Traduzioni creative, fra lingue e dialetto”. Perché una lingua – come ricordano Gramsci e Walter Benjamin – vive dell’osmosi delle traduzioni. Intervengono anche Franco Cardini e Aldo Grasso. Sperando che la cura, il pensiero della lingua fiorisca anche oltre le giornate ufficiali. –
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