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scoperta eccezionale negli usa 

La Pompei dei dinosauri Istantanea dell’estinzione provocata dall’asteroide

La Pompei dei dinosauri Istantanea dell’estinzione provocata dall’asteroide

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ROMA. L’hanno già definita la “Pompei dei dinosauri”. La scoperta degli scienziati dell’Università di Berkeley ci mette davanti agli occhi un’istantanea della grande estinzione che 66 milioni di anni cancellò dalla faccia della Terra i dinosauri, dominatori di quel tempo. Nelle colline del North Dakota, negli Stati Uniti, l’equipe di scienziati guidata da Robert De Palma ha portato alla luce per la prima volta le tracce degli effetti della catastrofe che si scatenò pochi minuti dopo che un asteroide di 12 chilometri di diametro investì la Terra. Quell’impatto provocò quasi un’estinzione di massa in cui sparirono i dinosauri e il 75% delle specie viventi, lasciando via libera ai piccoli mammiferi che sarebbero diventati i nuovi “signori” del pianeta e da cui si sarebbe evoluto anche l’uomo. Immobilizzati e fossilizzati nel fango diventato roccia sono comparse le vittime di quell’immane macello: pesci con sferule di roccia nelle branchie accatastati in mezzo ai tronchi d’alberi, resti di vari tipi di dinosauri, microsfere vetrificate intrappolate nell’ambra. Tutti sorpresi nella morte arrivata da un’onda gigantesca, scaturita dal terremoto innescato dall’impatto del meteorite, migliaia di chilometri più a sud. Questo è infatti lo scenario ipotizzato dagli scienziati: l’impatto, tra le altre cose, provocò uno tsunami gigantesco che penetrò per decine di chilometri all’interno dei continenti, terremoti di magnitudo 11-12 che ne innescarono altri a catena in molte parti del mondo, una pioggia di rocce e sferule vetrificate incandescenti che innescarono incendi giganteschi.

Il percorso che ha portato a questa eccezionale scoperta parte dall’Italia. Dell’equipe di scienziati fa parte anche Walter Alvarez, che alla fine degli anni Settanta scoprì in Umbria, vicino a Gubbio, nella Gola del Bottaccione, un sottile strato di argilla datato alla fine del Cretaceo con un contenuto anomalo di iridio, metallo raro sulla crosta terrestre. Fu questa scoperta, seguita dal rinvenimento di strati analoghi in varie parti del mondo, a indurre Alvarez a ipotizzare che quel metallo proveniva da un asteroide. Da allora la teoria del meteorite ha avuto ulteriori conferme. Negli anni Novanta vennero identificati poi i resti del cratere di impatto tra la penisola dello Yucatan e il Golfo del Messico. Ora ci sono anche le “immagini”.



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