Il Tirreno

“A qualcuno piace caldo” compie 60 anni ed è perfetto

Francesca Lenzi

Uscito negli Stati Uniti tra il 19 e il 29 marzo è una delle commedie più importanti del cinema Usa: modernissimo e ancora carico di appeal 

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la ricorrenza

È possibile realizzare una brillante commedia partendo da un fatto di sangue? Ebbene sì. Ne era fortemente convinto Billy Wilder che, andando contro il parere della produzione, firmò “A qualcuno piace caldo”. Uscito negli Stati Uniti, fra il 19 e il 29 marzo di 60 anni fa, il film rappresenta una delle più importanti commedie del cinema targato Usa, e non solo. La storia è nota ai più: siamo a Chicago, nel 1929, in pieno proibizionismo. Joe (Tony Curtis), al sassofono, e Jerry, (Jack Lemmon) al contrabbasso, sono due musicisti jazz che si arrangiano suonando in una sala nascosta in un’insospettabile agenzia di pompe funebri. Sfuggono prima a una retata e, poi, in cerca di ingaggio, si ritrovano a essere testimoni del massacro della notte di San Valentino. In fuga dalla gang di Ghette Colombo, si travestono da donne. Per la precisione, da due musiciste di jazz in trasferta con un’orchestra femminile in Florida. Durante un viaggio in treno, la strana coppia conosce Zucchero, una suonatrice di ukulele, con la passione dell’alcool che, reduce da una serie di delusioni amorose, adesso è in cerca di un miliardario da sposare. A darle volto, corpo e magia, è Marilyn Monroe che, durante le riprese, farà impazzire Wilder fra capricci, ritardi e infiniti ciak. La battuta «Where’s the bourbon?» pare sia stata girata una trentina di volte.

A ogni modo, “A qualcuno piace caldo”, scritto in collaborazione con I.A.L. Diamond, ottenne sei nomination agli Oscar del 1960 (regia, attore protagonista a Jack Lemmon, sceneggiatura, costumi, fotografia e scenografia). Vincerà il premio per i migliori costumi, realizzati da Orry-Kelly, ma poco importa. Il film di Wilder è uno di quei capolavori senza tempo che invece di perdere appeal, si arricchiscono di una nuova dimensione.

Al regista piaceva l’idea che i due uomini in fuga si trovassero di fronte alla donna più desiderabile al mondo, senza potersi rivelare. È modernissimo anche l’approccio disinvolto con il travestimento e con l’omosessualità latente, o meno, che ha generato una delle battute più famose, quando Jerry/Daphne/Jack Lemmon, a proprio agio nei panni femminili, confessa al miliardario Osgood di essere un uomo, sentendosi rispondere: «Beh, nessuno è perfetto».

Francesca Lenzi

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