Il Tirreno

Il viaggio all’inferno di Mascagni e Puccini

Ilaria Bonuccelli
Il viaggio all’inferno di Mascagni e Puccini

Al Carlo Felice di Genova la restaurata “Rapsodia Satanica” del maestro livornese e il “Gianni Schicchi”. Dirige Valerio Galli

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Cupa, decadente. Ferale e infernale. Wagner e D’Annunzio. La musica di Pietro Mascagni sorregge Lydia Borelli, avvolta nel mantello di Mefistofele. I fotogrammi scorrono veloci. I passi della diva del muto si avviano verso il lago, i tratti del volto decrepiti d’improvviso. La giovinezza illusoria marcita in vecchiaia. La contessa Alba D’Oltrevita sfiorisce nell’abbraccio funesto. La musica del compositore di Livorno rende l’azione incalzante, drammatica, irreversibile. La scena si chiude. Ma non siamo a teatro. È cinema. Un cinema che ha appena venti anni. Mascagni è già famoso. Un compositore d’opera. Il primo musicista “nobile” a comporre una vera colonna sonora per il cinema: “Rapsodia satanica” di Nino Oxilia. Dal 12 aprile Rapsodia Satanica è in scena a Genova, al teatro Carlo Felice. In binomio con Gianni Schicchi, di Giacomo Puccini. Un duplice viaggio all’Inferno. Due compositori toscani. Con un altro trait-d’union: il direttore d’orchestra viareggino Valerio Galli sul podio.

La produzione di primavera del Carlo Felice è interessante. Intanto per la scelta dei titoli di questo dittico fuori dagli schemi: Rapsodia Satanica e Gianni Schicchi. Ma il direttore artistico del teatro, il livornese Giuseppe Acquaviva, segue un filo rosso (o forse un filo nero) che conduce agli Inferi. Si tratta di un Inferno coevo, del primo Novecento. Gianni Schicchi (debutto al Metropolitan nel 1918) è l’opera buffa del Trittico, l’unica che Puccini ambienta nell’Inferno della Divina commedia (come da progetto originale). Rapsodia Satanica (debutto a Roma nel luglio 1917) è una storia modernissima, una sorta di Dorian Gray declinata al femminile, per il film muto di Oxilia ispirato al poema di Fausto Maria Martini: Alba D’Oltrevita stipula un patto con Mefistofele. Avrà indietro la sua giovinezza a patto di non innamorarsi mai. Invece, rompe il patto per due fratelli che si invaghiscono di lei: Sergio che si suicida perché lei lo respinge e Tristano con cui si vuole sposare. Il finale sarà inevitabilmente tragico.

Mascagni nel 1914 accetta di musicare questo lavoro che definirà «lungo, improbo difficilissimo» perché, per la prima volta, la musica sarà davvero una colonna sonora. Sarà l’ossatura della narrazione. Una composizione con oltre 400 variazioni di tempo complessive, per una pellicola di 950 metri che, in origine, durava circa 50-55 minuti. Quella che viene proiettata a Genova è la versione restaurata dalla Cineteca di Bologna. Dura circa 44 minuti. Lo spartito di Mascagni, recuperato e rimesso insieme con fatica, sarà suonato dall’Orchestra della Fondazione Carlo Felice. Per decenni era andato smarrito. O meglio: si considerava una specie di sinfonia. Come tale perfino l’editore di Mascagni negli anni Settanta lo aveva (ri)pubblicato. Poi le ricerche e l’associazione al film muto. E la scoperta del Mascagni cinematografico, molto più sofisticato del francese Saint Saens che aveva “musicato” un’altra pellicola nel 1908. Ma senza il sincrono del maestro livornese.

Non semplice, dunque, sarà il compito di Valerio Galli che, comunque, ha già diretto Rapsodia Satanica in una delle sale da concerto più prestigiose d’Europa, la Concertgebouw di Amsterdam nel 2017. Il raffronto con Mascagni sarà inevitabile, visto che per la prima assoluta di Rapsodia Satanica volle essere lo stesso compositore a dirigere la musica del film. Anche se poi non accettò mai più di comporre per il cinema. E rifiutò proposte perfino di comporre la musica per la trasposizione cinematografica di Cavalleria rusticana.

Dall’atmosfera faustiana all’Inferno dantesco e pucciniano di Firenze. Nella casa di Buoso Donati, con la regia del grande baritono Rolando Panerai che lo Schicchi lo conosce a menadito. Il cast di questo allestimento - che a Genova ha debuttato nel 2012 - è di livello: Federico Longhi e Fabio Capitanucci che si alternano come Schicchi; Serena Gamberoni (e Benedetta Torre) come Lauretta; Sonia Ganassi (Zita); Matteo Desole (e Manuel Pieratelli) come Rinuccio, fino a Luigi Roni (ancora un toscano) come Simone. Repliche fino al 14 aprile. —



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