Gioco
Un nuovo punto di vista sul caso Moby Prince
Livorno. 10 aprile 1991. Ore 22.25. Il traghetto Moby Prince sperona la petroliera Agip Abruzzo. Si apre uno squarcio. Il combustibile prende fuoco e scatena un tragico incendio. «Un’ora e venti minuti dopo i soccorritori traggono in salvo le trenta persone che compongono l’equipaggio della petroliera e il mozzo della Moby Prince pressoché indenni. Tutte le centoquaranta persone rimaste a bordo del traghetto moriranno invece in circostanze drammatiche e misteriose, senza ricevere alcun soccorso, segnando così la più grande tragedia della marineria civile italiana dal dopoguerra e la più grave strage sul lavoro della storia repubblicana». Una strage su cui torna adesso a indagare “Il caso Moby Prince - La strage impunita” appena pubblicato da Chiarelettere (pp. 180, € 16). A firmarlo sono Francesco Sanna e Gabriele Bardazza, che si occupano del caso da otto anni. Per quanto i due non siano giornalisti di professione – il primo è un project manager, il secondo un esperto in ricostruzione di eventi catastrofici – riescono a mettere a fuoco con una scrittura precisa e puntuale la lunga sequenza di errori che da 27 anni ha proibito l’accesso a quella che adesso, alla luce di documenti inediti e nuove rivelazioni, appare la realtà dei fatti. Emerge un quadro manipolato in cui punti interrogativi rimasti irrisolti negli anni sostengono ora false ipotesi ora domande trasversali. La conclusione è un punto di vista inedito e lucido su un evento massicciamente accantonato dalla memoria collettiva, che in qualche modo rende un poco più di giustizia alle vittime e ai loro famigliari. —
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