Il Tirreno

«Ora vi racconterò Artemisia Gentileschi». Milo Manara contro la violenza sulle donne

Barbara Antoni
«Ora vi racconterò Artemisia Gentileschi». Milo Manara contro la violenza sulle donne

Il fumettista a Lucca Collezionando parla dei suoi progetti: «Lavoro anche al cencio del Palio di Siena: un onore»  

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Il nuovo progetto, al quale sta già lavorando, è il terzo libro sulla trilogia di Caravaggio. Un volume (in uscita entro il 2020) nel quale affronterà il tema dell’eredità artistica del pittore lombardo e lo farà tratteggiando un’artista donna: Artemisia Gentileschi. Non a caso però: la nuova fatica del maestro Milo Manara, l’autore più apprezzato del fumetto erotico, che ha firmato disegni di scenografie per Federico Fellini ed è stato collaboratore di Hugo Pratt, vuole essere anche una denuncia contro la violenza sulle donne. E la figura di Artemisia «è molto emblematica, anche per i giorni nostri», spiega l’autore a Collezionando, mostra mercato del fumetto da collezione organizzata da Lucca Crea e appendice primaverile di Lucca Comics & Games, dove Manara ha festeggiato i cinquant’anni di carriera.

Cosa la colpisce più di Artemisia Gentileschi?

«La sua è una storia molto attuale. Una donna che denuncia il suo violentatore agli inizi del ‘600. Agostino Tassi era un pittore con cui collaborava strettamente Orazio, padre di Artemisia. Agostino era specializzato nel disegno delle architetture, Orazio nella figura. Nonostante la violenza sulla figlia, Orazio parteggiava per Agostino, non voleva che se ne andasse. Artemisia non ne volle sapere: la torturarono anche, ma lei lo denunciò. Non lo fanno oggi, purtroppo, tutte le donne che subiscono una violenza».

La violenza sulle donne la tocca molto.

«Sì, mi tocca nel profondo. Per colpa di qualche appartenente al genere maschile si va a incrinare un rapporto tra i generi che dovrebbe essere sempre festoso. È un delitto che danneggia l’umanità intera».

Lucca per lei è un ritorno. Quante volte è venuto?

«A Lucca Comics non saprei. Da cinquant’anni a questa parte vengo spesso, in modo saltuario».

Ricorda la priva volta?

«La ricordo benissimo. Non ero invitato, avevo appena cominciato questa professione ed ero venuto per conoscere Hugo Pratt. Ci riuscii davvero: a Lucca nacque la nostra amicizia. Venni col camper quella volta, l’avevo lasciato nel parcheggio dell’hotel Napoleon, che all’epoca era il ritrovo dei fumettari. C’era un’atmosfera incredibile, un senso di comunità, di appartenenza. Allo stesso tavolo sedevano disegnatori americani e cubani nonostante i due paesi fossero distanti, e così arabi e israeliani: un’atmosfera ecumenica che solo il fumetto sa creare. In seguito sono stato invitato a Lucca Comics e mi hanno anche premiato».

Sono tantissimi i suoi personaggi. A quale è più affezionato?

«Ce n’è più di uno. Come ricordo sempre con grande piacere più collaborazioni che ho avuto la fortuna di fare. Non c’è un episodio o una cosa sola che abbia lasciato un segno nella mia vita: la collaborazione con Fellini e Pratt, ad esempio, gli artisti che ho più amato. Gli ultimi cinquant’anni con il pubblico sono stati fortunati e densi di incontri. Ho almeno un ricordo importante per ognuno di questi cinquant’anni».

Quest’anno disegnerà il cencio per il Palio di Siena. Una grande novità, come la sta vivendo?

«Mi hanno appena detto che il progetto è stato approvato dalla giunta comunale di Siena. Sono molto onorato di entrare a far parte della catena di pittori illustri che hanno realizzato il cencio. E poi il Palio di Siena è l’unica corsa che resiste dal Medioevo. Sì, sono molto onorato di questo incarico». —
 

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