Sicurezza
La valigetta è un museo portatile con dentro le opere di Duchamp
In restauro nei laboratori fiorentini la prima celebre e spiazzante “Boîte en-valise” donata dall’artista a Peggy Guggenheim
FIRENZE. Fa uno strano effetto, un po’ macchina celibe un po’ teatrino futurista, la “Boîte en-valise” (Scatola in valigia)del 1941 di Marcel Duchamp, dispiegata in tutte le sue sorprendenti componenti, adagiata su un tavolo del fiorentino Opificio delle Pietre Dure. Ci è arrivata da Venezia, dalla Collezione Peggy Guggenheim, per essere sottoposta a un importante intervento di studio e conservazione. A conferma di una collaborazione che già nel 2013 aveva visto le due istituzioni impegnate nel restauro dell’opera di Jackson Pollock, “Alchimia”, del 1947.
«Tutto quello che ho fatto di importante potrebbe stare in una piccola valigia» ebbe a dire una volta Duchamp. Detto fatto. Questa, che regalò personalmente a Peggy, è la prima di un’edizione di venti valigette da viaggio di Louis Vuitton, che raccolgono ciascuna sessantanove riproduzioni e miniaturizzazioni di celebri lavori del poliedrico e dissacrante artista. Che con questa formula intraprese uno dei suoi progetti più ambiziosi: un museo portatile di repliche creato con l’aiuto di elaborate tecniche di riproduzione, dando il via a una parodia estrema dell’arte e dei meccanismi creativi, che colpisce al cuore l’idea stessa di museo. Una operazione realizzata su supporti molto diversi tra loro: pelle, carta fotografica con aggiunte a matita, acquerello e inchiostro. «Trattandosi della prima della celebre serie – spiegano i restauratori – obiettivi dell’intervento saranno, oltre alla risoluzione delle problematiche inerenti la conservazione e l’esposizione di un oggetto molto delicato quale essa è, conoscere meglio il modo di lavorare di Duchamp e il sistema quasi industriale che da questo momento attiverà per realizzare le altre serie prodotte». —
Gabriele Rizza
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