La manifestazione
Lawrence Ferlinghetti festeggia cent’anni con un nuovo libro
LOS ANGELES. Lawrence Ferlinghetti spegnerà domenica cento candeline con un nuovo libro, ma la giornata del compleanno la passerà a casa con i migliori amici. L’ultimo protagonista della Beat Generation non parteciperà alle celebrazioni organizzate a San Francisco e che avranno l’epicentro nella sua leggendaria City Light: «Sono praticamente cieco. Non sarebbe divertente», ha confidato alla National Public Library il poeta, pittore, editore e libraio amico di Allan Ginsberg, Jack Kerouac, Neil Cassady e Gregory Corso.
A San Francisco, dove si trasferì negli anni ‘50, c’è già una strada intitolata a suo nome. Le celebrazioni del centenario andranno avanti tutto il mese tra documentari, feste, mostre fotografiche e pubbliche letture.
Dopo aver servito in guerra con le truppe Usa (era in Normandia per il D-Day e a Nagasaki poche settimane dopo l’atomica) Ferlinghetti era diventato un pacifista convinto. Per il giorno del compleanno sarà anche uscito l’ultimo libro, “Little Boy” un romanzo autobiografico scritto in stile “stream of consciousness” e in terza persona, senza paragrafi o punteggiatura convenzionale. Ferlinghetti rifiuta la definizione di memoir per la sua ultima fatica anche se la storia che regge la trama evoca quella vera dello scrittore di Yonkers (alle porte di New York) e che ebbe una infanzia alla Dickens: il padre morì che non era ancora nato, la madre finì subito dopo in manicomio. Rimasto solo, il piccolo Larry fu allevato da una zia che lavorava con una ricca di famiglia di New York che adottò il ragazzino permettendogli di studiare alla Columbia e poi alla Sorbona. Nel 1953 Ferlinghetti si trasferì a San Francisco, il resto fa parte della storia della letteratura contemporanea. —
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