Sicurezza
«Meglio le mamme»: lo spot Feltrinelli fa infuriare... i papà
PISA. Lo sconto del 15% (sui libri) al babbo. Ma il neonato di cartone rivendica, felice, con l’unico dente: «Io comunque preferisco la mamma». Ride meno Feltrinelli che ha ideato la campagna promozionale per la Festa del Papà. E che, dopo una valanga di proteste di padri infuriati - sembra 50mila mail - è stata costretta a ritirare (e rinnegare) la campagna. Anche a chiedere scusa. Almeno ai singoli babbi. Ma per il pisano Antonio Gulli, fra i sostenitori del bombardamento della posta elettronica della casa editrice, le scuse personali non bastano. Feltrinelli deve «scuse pubbliche ai padri». Deve acquistare pagine di giornali e fare opera di pubblico contrimento per questo marketing discutibile.. Su questo punto, Gulli - programmatore, esperto di informatica, creatore del motore di ricerca Arianna e dirigente di Google - non ha intenzione di recedere. Lo fa presente all’amministratore delegato di Feltrinelli nella mail che gli scrive il 18 marzo alle 20,14 dopo essersi imbattuto nel cartello con lo sconto del 15% promesso al padre (di cartone) che tiene sulle spalle il neonato innamorato della mamma: «Mi sento discriminato come padre, uomo ed essere umano dal manifesto da voi pubblicato (esposto, ndr) pochi giorni fa nella libreria Feltrinelli di Parma. Il manifesto esprime una condizione di condizionamento e sfruttamento dei minori , insegnando una scelta e una opposizione che non è nella loro natura. Con questa mail ne chiedo l’immediato ritiro». Ma Gulli non si ferma. E reclama una immediata «campagna di scuse su primari quotidiani nazionali. Questo vostro becero sfruttamento dei minori deve cessare».
Secondo Gulli, Feltrinelli editore nel giro di poco tempo è sommerso da almeno 50mila mail (la casa editrice cercata dal Tirreno non ha risposto per confermare il dato, ndr). Vero è, però, che il servizio clienti risponde alla sollecitazione con una mail di scuse. Convenevoli a parte, la casa editrice osserva: «Siamo da sempre contro ogni forma di discriminazione e siamo attenti alla sensibilità dei nostri clienti. Per queste ragioni stiamo intervenendo, facendo rimuovere il messaggio dai nostri negozi e dal sito internet». Non senza una punta di cinismo viene da pensare che anche se ieri è stata rimossa, lo scopo (comunque) lo aveva ottenuto: attirare i padri in libreria con lo sconto del 15%. Ora la pubblicità, passata la festa, può anche essere archiviata. «Resta sempre il fatto - conclude Gulli - che nessuna delle persone coinvolte nella campagna pubblitaria, da chi l’ha pensata a chi l’ha promossa, abbia avuto da ridire malgrado sia palesemente discriminatoria»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
