Gioco
Contesa sui diritti delle opere di Puccini, Ricordi rivuole i soldi dati alla Fondazione
L’ente intitolato al Maestro rischia di perdere la villa dove fu composta “Turandot”.. La sentenza a fine giugno
La lancetta scorre con la precisione implacabile del metronomo. E punta su fine giugno, quando il tribunale civile di Milano dovrà decidere chi ha ragione nella causa milionaria per parte dei diritti sulle opere di Giacomo Puccini: da una parte la Fondazione Puccini di Lucca, dall’altra la casa musicale Ricordi. Tanti soldi che ballano e che rischiano di mettere in ginocchio l’ente che possiede e gestisce - tra l’altro - la casa natale del Maestro. E che, in caso di sconfitta, potrebbe vedersi costretta a vendere l’ultima dimora del compositore, la villa di Marco Polo a Viareggio dove fu composta, senza completarla, la Turandot.
ereditÀ e sentenze
Il punto di partenza della vicenda, degna del “Gianni Schicchi”, è la morte di Puccini e il suo asse ereditario: prima il figlio Antonio, poi la moglie di questi, Rita Dell’Anna, poi suo fratello Livio Dell’Anna. Quest’ultimo muore nel 1986 e, per quanto riguarda i diritti, lascia un legato testamentario a favore della Fondazione Puccini, fondata da Rita. La validità di questo documento viene riconosciuta solo nel 2008 con una sentenza del tribunale civile e con una serie di successivi accordi, che assegnano la villa del Marco Polo alla Fondazione e decidono anche sui diritti delle opere ancora “coperte” (Fanciulla del West, Turandot, Gianni Schicchi, Suor Angelica e Tabarro): il 50% va a Casa Ricordi, il restante 50% è destinato per due terzi alla Fondazione Puccini e per un terzo alla nipote del compositore, Simonetta. L’accordo funziona alla perfezione per qualche anno: complessivamente alla Fondazione Puccini, fino a tutto il 2014, arrivano 1.700.000 euro da Ricordi, che fa da “tesoriere”. Attualmente si stima che i diritti annuali per le rappresentazioni di Puccini ammontino a circa due milioni, nonostante a fine 2016 sia uscito dalla copertura il Tabarro.
la lettera di simonetta
Il colpo di scena è dell’estate 2015. Come si scoprirà dalle carte depositate nel corso della causa civile, l’avvocato Giorgio Ferrari scrive per conto di Simonetta Puccini una lettera a Ricordi, segnalando che qualcosa non torna. Il centro di tutto è la riforma del diritto d’autore del 1994: prima, per le opere, durava 56 anni. Dopo la durata viene allungata a 70 anni dalla morte dell’ultimo coautore, termine nei quali vengono compresi sia il compositore che i librettisti. In sostanza, sostiene Ricordi sulla scorta di quanto segnalato da Simonetta Puccini, Livio Dell’Anna avrebbe disposto nel suo legato di diritti che non aveva al momento della morte, visto che la legge dei 70 anni sarebbe entrata in vigore soltanto 8 anni più tardi. Risultato: Ricordi congela il versamento dei diritti alla Fondazione Puccini di Turandot e Fanciulla del West, mentre continua a versare quelle delle opere ricadenti nel termine dei 56 anni, cioè Gianni Schicchi, Suor Angelica e (fino al 2016) Il Tabarro. In cifre, la Fondazione Puccini si vede bloccare 2.288.000 euro. I tentativi di composizione della vertenza falliscono e le parti vanno in causa. Con Ricordi che chiede, di fatto, di annullare la sentenza del 2008.
scenari da incubo
Secondo il presidente della Fondazione Puccini (nonché sindaco di Lucca) Alessandro Tambellini e il direttore Massimo Marsili, la pretese di Ricordi non stanno in piedi perché già nel 2008 i giudici avevano ben chiaro il quadro normativo in vigore. Ma c’è un rischio ancora più grande. Ricordi, per sostenere la sua tesi, rivendica anche il fatto che non sarebbe possibile trasferire un titolo come il diritto d’autore a una persona giuridica, come una Fondazione. «Questo - ragiona Marsili - non metterebbe in ginocchio soltanto noi ma anche tante fondazioni in Italia». Ma ci sarebbero ben altri problemi, se Ricordi dovesse vincere e la sentenza di primo grado fosse immediatamente esecutiva. La Fondazione dovrebbe restituire 1.700.000 euro ricevuti nel frattempo. «Questo - commenta senza mezzi termini Tambellini - significherebbe o la fine della Fondazione o la necessità di vendere la villa di Viareggio». Che così non solo non verrebbe recuperata, ma rischierebbe di finire per sempre al di fuori della portata degli appassionati di Puccini e della musica. —
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