Il Tirreno

L’uomo oltre il mito, una mostra celebra il genio di Leonardo nel suo quotidiano

Elisabetta Stefanelli
Una delle sale che ospitano la mostra “Leonardo Da Vinci. La scienza prima della scienza”
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Una delle sale che ospitano la mostra “Leonardo Da Vinci. La scienza prima della scienza”

Grandi invenzioni ma anche libri di cucina e semplici utensili alle Scuderie del Quirinale una raccolta eccezionale di opere 

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Roma. L’utopia e la quotidianità raccontante con la sensibilità dell’arte, lungo l’asse di una vita dedicata alla sperimentazione e al sapere collettivo, in una mostra – inaugurata dal presidente Mattarella – costruita intorno a dieci disegni del Codice Atlantico che fanno da filo conduttore a un percorso che è storia personale e di un’epoca. «Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza», ospitata fino al 30 giugno alle Scuderie del Quirinale è un percorso conoscitivo che, forte di oltre 200 opere, illustra tutti i temi di riflessione del genio toscano. . «Con questa esposizione – ha detto Mario de Simoni, presidente e Ad di Ales Spa – l’Italia rende omaggio al genio di Leonardo. Il ricco numero di opere esposte, la loro importanza e l’accurato progetto scientifico contribuiscono a rendere la mostra un appuntamento di grande rilievo nel calendario delle celebrazioni per i 500 anni della morte del maestro toscano». Come spiega Claudio Giorgione, curatore della mostra e del Museo nazionale Leonardo Da Vinci di Milano – dove si concluderà l’anno delle celebrazioni – la mostra segue un percorso tematico e cronologico, mettendo in relazione Leonardo con i luoghi della sua vita, «evidenziandone le relazioni con il pensiero dei suoi contemporanei. Questa esposizione – aggiunge – è resa speciale dall’eccezionale integrazione tra i modelli della collezione storica del museo, i figli del Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana e i preziosi prestiti concessi da prestigiose istituzioni italiane ed europee».

Si parte dunque da Firenze, la formazione toscana dove il giovane Leonardo incontra per la prima volta e ne rimane affascinato dalle macchine da cantiere del Duomo messe in opera da Filippo Brunelleschi decenni prima. In particolare a colpirlo è la messa in opera della lanterna della cupola di Santa Maria del Fiore con l’enorme sfera di rame. E qui s’incontrano i primi due disegni del Codice (eseguiti tra il 1478 e il 1480), dove Leonardo descrive la gru. «L’innovazione di Leonardo – spiega Giorgione – è nel disegno, nel modo in cui viene rappresentata la macchina». Spesso disegna un’opera anche senza finalità, come la grande balestra, ma la sua capacità descrittiva trascende il senso della realizzazione.

Da Firenze si passa alla più pratica Milano, dove si trovano i portelli originali della chiusa di San Marco del Naviglio, rimasti in uso fino al 1929. Ma si trova anche un telaio, elementi di vita quotidiana accanto ai disegni della città ideale, alle fantasmagoriche macchine da guerra, ai mortai che lanciano proiettili esplosivi, alle macchine volanti nate forse più per stupire che per volare davvero; e poi l’argano così minuziosamente descritto nel disegno del codice, la ruota dentata con le piccole macchine che sembrano auto giocattolo. A molto serve anche lo studio dell’Antico, a cui è dedicata la seconda sala, e poi le Città ideali e le vie d’acqua, L’ingegno del fare, i Teatri di macchine. Sorprendente la biblioteca di Leonardo, specchio delle sue curiosità che vanno dal libro di cucina (era probabilmente vegetariano) fino alle favole di Esopo, in tutto 150 volumi andati dispersi. Vengono poi L’arte della Guerra, le Macchine per il volo. E una sezione dedicata al Mito di Leonardo, con la scoperta della sua produzione in epoca napoleonica, poi a partire dal 1881 la progressiva pubblicazione dei codici sempre in Francia, fino alla retorica fascista della mostra del 1939 quando viene celebrato come Genio italico. —

 

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