Gioco
Destinazione Tel Aviv tra musica e polemiche la sfida dell’Eurovision è già un’arena politica
È definitiva la lista dei cantanti che si sottoporranno al verdetto delle giurie internazionali. Per l’Italia ci sarà Mahmood
Sempre più multiculturale, sempre più politically correct. Così si delinea l’edizione 2019 dell’Eurovision Song Contest che si terrà in Israele, a Tel Aviv, dal 14 al 18 maggio. Con l’annuncio dell’artista che rappresenterà i padroni di casa, Kobi Marimi, è stata completata la lista del partecipanti al concorso musicale, in cui il vincitore di Sanremo, Mahmood, con la sua “Soldi” cercherà di portare a casa la vittoria per l’Italia, a distanza di 29 anni dall’ultima vittoria, quella di Toto Cotugno a Zagabria nel 1990 con la canzone “Insieme:1992”.
A competere con l’artista italiano – oggetto di attacchi sui social per le sue origini arabe (il padre è egiziano) – saranno gli artisti usciti dalle selezioni avvenute in ogni Paese. La competizione canora avviene nel corso di una serata trasmessa sulla principale tv nazionale, con giurie internazionali, in cui si sfidano le voci più innovative di ogni nazione. A rappresentare Israele, dicevamo, sarà Kobi Marimi, con la ballata “Home”, un pezzo che spicca per contrasto accanto alla bizzarra “Toy” che lo scorso anno ha fatto vincere Netta Barzilai, assicurando al Paese il diritto di organizzare l’edizione 2019 del concorso.
Il risultato del Melodifestivalen che si è tenuto sabato scorso a Stoccolma ha decretato chi rappresenterà la Svezia: toccherà a John Lundvik, 36enne di colore, nato a Londra ma adottato da una famiglia svedese quando aveva solo sette giorni di vita, e cresciuto prima a Londra e poi a Växjö, in Svezia. Cantautore, prima di dedicarsi alla musica, è stato un grande campione d’atletica leggera. La “Too late for love” che poterà sul palco di Tel Aviv riflette il suo stille di cantante sexy che combina note pop con echi di gospel. Lundvik sarà a Eurovision anche in veste d’autore.
È lui, infatti a firmare la canzone del ventunenne Michael Rice, uscito dal talent britannico The X Factor, che rappresenterà la Gran Bretagna. Il testo della sua “Bigger than us” affronta il tema del mobbing giovanile. Come Mahmood, anche Bilal Hassani, il cantante che cercherà di regalare la vittoria alla Francia, ha dovuto fare i conti con l’odio e l’ostilità degli hater nel suo Paese quando ha conquistato il diritto di rappresentare la Francia sul palco di Tel Aviv. Di origini marocchine, il cantante dalla pelle ambrata che contrasta con i lunghi capelli biondi, non fa misteri della sua omosessualità, e “Roi”, la sua canzone, è una dichiarazione trionfante del suo voler essere sé stesso.
La canzone del portoghese Conan Osiris, 30 anni, intitolata “Telemoveis” (telefono cellulare), è un pezzo che trascina per la sua multitonalità fatta di echi del fado, musica techno, influenze arabe, ed elementi ballabili.
Numerosi Paesi quest’anno hanno minacciato di non partecipare al festival canoro come segno di protesta contro la politica di Israele. Tra questi l’Islanda, che dopo lunghi tentennamenti ha deciso di mandare a Tel Aviv gli Hatari, una band che con la sua “Hatrid mun sigra”(L’odio è peccato), puro metal estremo, prende di mira il capitalismo. Il gruppo, che si presenta sempre in capi di pelle su cui abbondano spille e borchie, e che ha sfidato a duello il premier israeliano Netanjahu, dovrà stare attento alle dichiarazioni politiche se non vuole essere espulso dal concorso.
Per le tensioni politiche con la Russia a Tel Aviv non ci sarà l’Ucraina. Nelle serate che saranno condotte dalla modella Bar Refaeli e dal comico Erez Tal, tra i 42 Paesi che si contenderanno la vittoria ci sarà anche San Marino col cantante turco Serhat, che torna a rappresentare la piccola repubblica dopo 3 anni. La sua “Say Na Na Na” è un brano dance frizzante che ben si presta alla voce carismatica del cantante cinquantacinquenne. Potrebbe anche arrivare in finale. —
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