Il Tirreno

Una vita tra rebus, sciarade e indovinelli: Susanna Nugnes, giocoliera delle parole

Ursula Galli
Una vita tra rebus, sciarade e indovinelli: Susanna Nugnes, giocoliera delle parole

Livorno, figlia del grande Aldo, mitico redattore della “Settimana Enigmistica” è un’insegnante in pensione che ha ereditato dal padre la passione per i giochi con le parole. Cura un blog, scrive libri e l’ultimo lo ha dedicato proprio al babbo

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LIVORNO. «Ma lo sai che il tuo babbo è proprio strano? Me lo disse una compagna delle elementari venuta da me un pomeriggio a fare i compiti, nel vedere mio padre sempre circondato da vocabolari a inventare giochi, indovinelli, sciarade, anagrammi, che sottoponeva continuamente anche a noi bambine. Strano? Mio padre Aldo Nugnes non era strano, anzi, era un uomo meraviglioso, strabiliante». E “Un uomo strabiliante” è la soluzione del rebus di copertina del libro “Il gioco enigmistico. Ovvero l’arte del doppio senso”, ed. Valigie rosse, di Susanna Nugnes, una bella signora piena di verve, insegnante di lettere in pensione, figlia del mago dell’enigmistica Aldo Nugnes. In arte Aldes e Lilianaldo, mitico redattore della Settimana Enigmistica, il “passatempo più sano ed economico”, Aldo Nugnes ha curato per quarant’anni le pagine dei giochi in versi. Uscito come omaggio per il centenario della nascita di Aldo Nugnes, il libro della figlia Susanna è un manuale con tanto di esercizi per avvicinarsi al mondo enigmistico, per imparare a giocare con le parole, stimolando ingegno e creatività.

Signora Nugnes, com’è stato crescere a pane e indovinelli?

«Ho avuto un’infanzia meravigliosa, insieme a mia sorella; noi per giocattoli avevamo anche le parole. La vita in casa era tutto un gioco, anche se in realtà mio padre, persona di grande cuore e sempre di buon umore, di grande tenerezza verso noi figlie, era un professionista rigoroso, e, a detta dei suoi allievi molto puntiglioso. La differenza tra il mio babbo e un enigmista qualunque è che lui era enigmista per lavoro, a tempo pieno. Un maestro, insomma. La sua giornata trascorreva tra libri ed elaborati sparsi sul tavolo di cucina, si era anche creato un alfabetiere di cartone riciclando scatole di scarpe. Da tutta Italia gli arrivavano manoscritti, fogliolini, io lo aiutavo organizzando per autore gli elaborati per la Settimana Enigmistica, portando pacchi di giochi all’ufficio postale. Mia madre Liliana condivideva la passione di mio padre, ed è per questo che uno dei suoi nomi d’arte era Lilianaldo, un affettuoso omaggio alla moglie».

Come si era “inventato” questo lavoro, suo padre? «Nel 1948 babbo, un grande invalido di guerra, non poteva lavorare e cominciò a fare, per hobby, giochi di parole da inviare alla Settimana Enigmistica. Era così bravo che quando uno dei redattori storici, Artù, lasciò, fece il suo nome. Così Aldo Nugnes diventò un collaboratore fisso, una colonna portante del settimanale che “non teme imitazioni”. Grazie al suo lavoro, sono cresciuta in mezzo a personaggi di cultura elevatissima, un nome per tutti Piero Bartezzaghi, uno dei più grandi enigmisti del panorama italiano, famoso per i suoi “rompicapo” incrociati e un grandissimo autore di giochi cosidetti poetici. Me lo ricordo per la signorilità, la cultura, l’enorme erudizione, oppure Silvano Rocchi, in arte Ser Viligelmo, che fu anche campione della trasmissione “Paroliamo”».

Cosa le ha lasciato questa infanzia così particolare?

« Amore per le parole, per i libri, per la poesia, per la creatività. Grazie agli stimoli incredibili che ho avuto da piccola, da grande ho potuto abbinare la mia formazione letteraria (mi sono laureata in Letteratura italiana a Pisa) a questa bellissima eredità, riuscendo ad attirare l’attenzione dei dei miei alunni attraverso il gioco enigmistico. Sono stata insegnante alle scuole medie per 40 anni, oggi insegno all’Università della Terza età, ed è una grandissima soddisfazione vedere persone molto anziane che vogliono fortemente imparare i giochi di parole, anche se inizialmente dicono “non ci capisco niente, ma so che mi fa bene al cervello”. Così come è stata una soddisfazione immensa vedere alla presentazione del mio libro le mie ex alunne e il mio professore dell’Università, il prof. Blasucci.

Che cos’è per lei l’enigmistica?

«L’enigmistica è un modo di giocare con parole, pensieri, frasi fatte, metafore, a tanti livelli, un' arte meravigliosa da condividere con bambini e adulti. Si parte dall’ABC, ovvero dai giochi con le incognite, si può arrivare a livelli altissimi, costruendo poesie a chiave, con le metafore. Molti giochi sono bellissimi omaggi ai grandi della poesia, da Quasimodo a Eliot».

I grandi poeti conoscevano l’enigmistica?

«Non credo che la usassero in maniera consapevole, ma l’enigmistica può essere una chiave per cogliere i messaggi nascosti nelle loro opere e porta a un arricchimento lessicale continuo».

Lei crea giochi, come suo padre?

«In realtà non li creo, ma li risolvo e li divulgo, l’ho fatto nella mia vita di insegnante di lettere, organizzando progetti didattici e fatto da relatore in corsi di aggiornamento sulll’educazione linguistica. Oggi che sono in pensione oltre a insegnare enigmistica ho un blog, leparolegiocattolo.altervista.org dove ci si può avvicinare a tanti tipi di giochi linguistici, dai Lipogrammi ai Tautogrammi. E ora sono arrivata al terzo libro di enigmistica, che contiene una chicca per gli appassionati: un trattatino con la nomenclatura dei giochi enigmistici che ancora oggi la Settimana Enigmistica fornisce come riferimento ai propri aspiranti collaboratori».

L’enigmistica è sempre di moda, o teme la concorrenza di computer e social?

«Numericamente forse ci sono meno appassionati, ma quelli che ci sono (e che oltre alla Settimana Enigmistica hanno riviste di riferimento ancora più specializzate che non arrivano in edicola, ma solo su abbonamento, come Penombra, La Sibilla, Il canto della Sfinge) traggono beneficio dai sistemi informatici, internet è più facile da consultare di un’enciclopedia, basta non barare. In fondo l’enigmistica è una scienza, una gaia scienza, ma una scienza esatta, non si possono né devono trovare scorciatoie». —
 

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