Il Tirreno

dal diario di ubaldina pannocchia 

Vinse la Repubblica e festeggiammo in piazza del Voltone

Vinse la Repubblica e festeggiammo in piazza del Voltone

Il grande attivismo in vista delle elezioni e il lavoro nell’Unione donne italiane per ristrutturare gli asili bombardati

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Venne il 10 giugno del 1946. Ci furono le elezioni per scegliere la Repubblica o la Monarchia. Naturalmente vinse la Repubblica, come potevamo tornare indietro. Dopo le città italiane festeggiarono questo avvenimento; a Livorno i cittadini si ritrovarono in piazza del Voltone, che fu chiamata da quel giorno piazza della Repubblica e facemmo festa fino a tarda notte, L’Italia era una Repubblica!

Il 29 giugno del 1946 compivo 23 anni e proprio in quello stesso giorno io e Nedo decidemmo di sposarci. Lo facemmo con tanto coraggio e un po’ d’incoscienza, quella che contraddistingue i giovani. A quell’epoca 23 anni era un po’ troppo presto per sposarsi, specialmente se gli studi non erano ancora terminati: Nedo era sempre studente universitario. Ma fra di noi c’era tanto amore e la poesia di Prevért “questo amore, così violento, così fragile, così tenero” accompagnò la nostra meravigliosa avventura che non ebbe mai fine.

Ci sistemammo in una casetta sinistrata, ma con tanta pazienza e passione la facemmo diventare il nostro nido, così accogliente che spesso i nostri amici ci venivano a trovare e si fermavano per ore a parlare con noi. Tra i nostri amici più cari c’era anche Nelusko Giachini con il quale intraprendevano sempre delle discussioni interessantissime. Restavo a bocca aperta quando questo giovane parlava di politica e di altri argomenti, perché ne parlava con una competenza proprio da uomo di cultura. E pensare che aveva solo la quinta elementare! Fin da ragazzino, Nelusko aveva lavorato per aiutare la madre, che era rimasta vedova molto giovane e con due figli sulle spalle. Si chiamava Luigina e la ricordo con molto affetto.

Nedo lo aveva conosciuto nel negozio del parrucchiere Stelio Tanzini. Era il 1940 e tra i giovani antifascisti si era già formata una cellula del Pci, a cui appartenevano sia Nelusko che Stelio, insieme ad altri naturalmente. Nedo capitò lì per caso, ma non per caso cominciarono a parlare della situazione politica, trovandosi subito d’accordo, ovviamente, contro il fascismo e la guerra. Nedo fu talmente colpito da questi personaggi che aderivano molto al suo pensiero e di conseguenza aderì al Pci restando però nella clandestinità. Nelusko era un uomo di vera cultura, seppi che durante la sua permanenza in carcere nel periodo fascista, aveva letto moltissimo, ma la cosa che mi colpì maggiormente fu che era riuscito a leggere tutti i volumi della “Recherche du temps perdu” di Marcel Proust, in francese oltretutto.

Con la fine della guerra Nedo riprese a studiare, si era iscritto questa volta alla facoltà di Biologia di Pisa. La situazione economica non era delle migliori, vivevamo con gli aiuti dei nostri genitori e con le lezioni di chimica che Nedo dava agli studenti, ma non era molto per la sopravvivenza. Nonostante tutto l’obiettivo principale era terminare gli studi e laurearsi il più presto possibile. Ero molto fiera che Nedo avesse ripreso i suoi studi e non volevo che fosse costretto a sospenderli un’altra volta per nessuna ragione del mondo. Ma non fu così. Le visite dei compagni comunisti si facevano sempre più frequenti, specie quelle di Nelusko. Io ascoltavo per ore le loro discussioni sulla politica e la situazione attuale, con lo stesso interesse, ma consapevole che questa sarebbe stata la principale distrazione dagli studi.

Eravamo arrivati al 1947. Cosa stava accadendo? Il Partito comunista italiano si stava mobilitando per le future elezioni che avvennero il 18 aprile nel 1948. Si creò un’alleanza tra il Partito comunista, quello socialista e altri partiti di sinistra, che fu chiamata il Fronte Popolare, con l’immagine di Garibaldi sui manifesti e sopra le schede elettorali. Ma nonostante tutti gli sforzi ottimistici, la maggioranza votò il partito della Democrazia cristiana e i partiti a lei alleati. Così cominciò la lotta della classe operaia per la difesa dei propri diritti e la conquista di tanti altri. Cominciarono gli scioperi, che avvenivano in molti settori del lavoro. Fu una lunga e sofferta battaglia di opposizione al governo.

In questo periodo, il Partito comunista livornese fondò un giornale, che ebbe come titolo L’Indicatore Livornese. A chi potevano chiedere di diventare dirigente del giornale? Ovviamente Nedo accettò con molto entusiasmo. Ed io, invece, vedevo allontanarsi il giorno della laurea e me ne preoccupavo. Cosa mi restava da fare? Niente. Cercai di capire le sue motivazione e mi avvicinai al Partito comunista, iniziando subito a dare il mio modesto contributo. Entrai subito nel movimento femminile, le cui responsabili erano Laura Diaz, Primetta Marucci, Lidia Rossellini, Osmara Benifei ed altre. Erano tutte persone degne di grande rispetto. Così mi impegnai anch’io nell’ambiente del partito e nell’Unione delle Donne Italiane. Per amore? Per ideologia? Per entrambi. Uno dei primi incarichi fu quello di ristrutturare gli asili che erano stati distrutti dalla guerra. Nel comitato dell’Udi ci faceva parte la professoressa Alma Badaloni, madre del futuro sindaco di quel tempo. Era una donna meravigliosa, sempre disponibile a tutte le nostre richieste. Si impegnò anche Franca Guerrucci, mia cognata, nonostante la sua salute precaria. Tutte le mattine andava a procurare il cibo per i bambini dell’asilo di via G. Galilei. Anche noi avevamo un giornale, “Noi donne”.

Erano in preparazione grandi eventi, da parte del partito. Infatti nel 1948 ci fu la prima grande festa dell’Unità, organizzata a Roma. Fu un tripudio di folla, le persone arrivavano da tutte le parti d’Italia, giovani e non, tutti che manifestavano la gioia di vivere in una democrazia. Ricordo l’entusiasmo di quel giorno. Partimmo da Livorno con tutto il Comitato federale del Pci e tanti compagni e compagne, ricordo Bruna Gigli con la quale mi fotografarono mentre sfilavamo durante il corteo nelle vie di Roma. Poi fu fatta anche a Livorno nel settembre del 1948. Furono soprattutto le donne a mobilitarsi per realizzare tutto quello che occorreva. La festa fu organizzata al Parterre: eravamo tante, ed io avevo con me la mia bambina Alessandra nel passeggino.

Nedo era sempre più impegnato nel lavoro al giornale, su cui scrivevano gli intellettuali di sinistra di Livorno, tra i quali anche mio fratello Roberto. La protesta in piazza diventava sempre più forte e più frequente, ma anche se gli intenti erano pacifici, molto spesso interveniva la Celere e interrompeva la manifestazione, facendo caroselli e usando gli sfollagente. Ma tutto questo non faceva altro che aumentare la volontà di lottare. —



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