Ligabue e il nuovo “Start” «Vedo le facce degli amici più belle di trent’anni fa»
È uscito “Start”, il nuovo album di Luciano Ligabue, che sarà presentato live con un tour negli stadi la prossima estate (il 25 giugno al Franchi di Firenze). Il disco è una raccolta di 10 brani divisi tra rock da stadio e ballate anche acustiche. Si contraddistingue per la sua essenzialità, sia sonora che temporale. «Per la produzione – dice Ligabue – ho lavorato con Federico Nardelli, nato un anno prima del mio primo disco, trent’anni fa. Lui ha portato molta energia e io ho sostituito, come da tempo ormai, lo schema rock o non rock con questa chiave: l’energia. Con Nardelli ho fatto anche un lavoro di essenzialità, lui ha una consapevolezza enorme di quanto non si debbano sprecare secondi. Ecco perché i brani sono essenziali». Essenzialità che non va a discapito dei temi che Ligabue affronta con la sua scrittura. Si parla infatti di amore, di donne, di amici, del suo stare sul palco e di tempo. L’album infatti si chiude su una ballata intensa dal titolo “Il tempo davanti”.
«Mi è capitato in mano un filmino in super 8 fatto da mio padre in cui si vedevano i miei come ragazzi e me come bambino durante una vacanza nel periodo del boom economico in un paesino dell’Appennino che ci sembrava un lusso – spiega Ligabue – In quelle immagini non c’è preoccupazione del futuro. Questa assenza è l’unico modo per raggiungere la felicità, annullando il senso del tempo». Un altro tema è l’amicizia raccontata in “Ancora noi”, a proposito della quale Luciano racconta: «Siamo un gruppo di 25 persone che da 35 anni affitta case di campagna per frequentarsi ogni venerdì. Tra cene, biliardino, biliardo e partite a carte – racconta – si scatenano le inevitabili discussioni sul calcio e la politica. Una di queste sere mi sono fermato a guardare le loro facce. Mi sembravano più belle di quando eravamo giovani, ci vedevo dentro le loro vite. So molto dei loro dolori, lutti, separazioni e so che dopo ogni notte c’è sempre un mattino».
Cosa significhi essere su un palco il Liga cerca di raccontarlo con una diversa visione in “Io in questo mondo”. «Una delle domande più frequenti è su cosa si prova a stare su un palco. È difficile da dire e così ho pensato alla giornata del live, dal mio punto di vista. È una canzone scritta con l’ammirazione per quelle persone che hanno aspettato 5 mesi con un biglietto in mano in attesa che guarissi l’anno scorso. Il palco è dipendenza e diventa difficile starne lontani».
Ancora una volta Ligabue racconta la sua vita: «È un assunto a cui sono fedele, se sia un limite non lo so ma io ho sempre fatto questo: album personali». Al disco partecipa anche il figlio Lenny: «Avevamo bisogno di una batteria tipo metal, genere che io non frequento e che invece lui ama. È stato emozionante».
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