Gioco
Un borgo nel cuore della Maremma dove scoprire natura, arte e buon cibo
Fra le pendici dell'Amiata e il mare il paese ingloba le antiche Mura e il castello risale al 1188
Il borgo di Manciano, arrampicato sulla cima di un colle e protetto da una possente cinta muraria, domina il paesaggio collinare dell’entroterra della Toscana meridionale della valle dell’Albegna e del Fiora. È il comune più vasto della provincia di Grosseto (dopo il capoluogo) e può vantare uno dei territori più vari e suggestivi della Maremma. Spostando lo sguardo all’orizzonte è possibile ammirare la possanza dell’Amiata, i lidi di Montalto di Castro fino all’Argentario spingendosi ancora oltre fino alle isole del Giglio, Montecristo e Corsica. Morbide colline punteggiate di oliveti e vigneti si alternano a zone di macchia mediterranea e boschi. La natura rigogliosa e ben attraversata da sentieri e strade campestri ne fanno un paradiso per chi ama escursioni in bicicletta a piedi o a cavallo e dopo una giornata trascorsa all’aria aperta niente di meglio che lasciarsi prendere per la gola dai tantissimi prodotti tipici di questa terra generosa: olio spremuto a freddo, formaggi pecorini e vini di ottima qualità trovano spazio in una cucina tradizionale da ricordare.
L’intera zona è stata abitata fin dalla preistoria ce lo raccontano i numerosi ritrovamenti archeologici risalenti all’Età del Rame e del Bronzo. Di rilevanza i reperti rinvenuti nelle necropoli di Pian di Palma e Marsiliana che ricondurrebbero all’antica città di Caletra, città che era in stretti rapporti commerciali con altri centri etruschi come Vetulonia, Roselle e Vulci. E a Manciano infatti è possibile visitare il Museo della Preistoria e Protostoria che accoglie ritrovamenti che spaziano dal paleolitico all’Età del Bronzo. Manciano però deve il suo nome alla successiva occupazione da parte dei romani che indicarono questa località come “Praedium della gens Mancia” di epoca romana è ancora oggi visibile la torre cilindrica e l’enorme cisterna chiamata castellum aquarum situata vicino a Poggio Murella.
Ma la prima citazione in un atto ufficiale relativa al suo castello è del 1188 indicato come privilegio di Papa Clemente III per la chiesa di Sovana. Nel dodicesimo secolo passò sotto il controllo cella famiglia degli Aldobrandeschi dal ramo Santa Fiora e troviamo il nome del marchese Lamberto in un contratto di vendita. Successivamente passò al ramo di Sovana degli Aldobrandeschi e nel 1272, dopo essere passato sotto l’egemonia di diverse famiglie, entrò a far parte del patrimonio della potente famiglia degli Orsini. Quando venne occupato dalla repubblica di Siena il borgo si arricchì di mura e fortificazioni e fu edificata la rocca, ma solo sotto Cosimo de’ Medici fu trasformato in un importante centro agricolo che fiorì divenendo uno dei borghi più importanti della Maremma grossetana anche grazie alla sua posizione privilegiata, la sua aria salubre (era infatti immune dalla malaria) conobbe un grande ed importante sviluppo. Le mura che proteggevano il castello lunghe oltre 5 kmi sono oggi inglobate nel borgo ma ben riconoscibili, così come le uniche due torri delle undici che le impreziosivano. Da vedere anche la torre dell’orologio una volta parte del palazzo comunale. —
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