Il Tirreno

Quarant’anni e sentirli tutti: successo e declino del cd, il dischetto che fece sognare

Alessandro De Gregorio
Quarant’anni e sentirli tutti: successo e declino del cd, il dischetto che fece sognare

Dopo il boom, ora è superato dalla tecnologia e dal ritorno del vinile. Il direttore d’orchestra Herbert von Karajan fu il primo, insieme ai suoi Berliner Philharmoniker, a registrare con il nuovo formato, mentre il primo album pop pubblicato su cd fu “52nd Street” di Billy Joel  

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La vita comincia a quarant’anni, ma non per i cd. Il vecchio detto non vale per i dischetti inventati e messi in commercio per la prima volta l’8 marzo 1979, quando l’olandese Philips e la giapponese Sony in joint venture lanciarono sul mercato il primo compact disc. Quel dischetto largo 12 centimetri e con una risoluzione di 16 bit fu il futuro. Ora è il passato.

La storia racconta che il direttore d’orchestra Herbert von Karajan fu il primo, insieme ai suoi Berliner Philharmoniker, a registrare con il nuovo formato, mentre il primo album pop pubblicato su cd fu “52nd Street” di Billy Joel. Da allora il dischetto di strada ne ha fatta, sostituendo non solo le musicassette ma soprattutto i dischi in vinile. Fu una vera rivoluzione digitale e quando il cd si fece anche cd-rom, cioè quando si arricchì di altri contenuti audio e video, sembrò proprio che per i 45 e i 33 giri non ci sarebbe stato più spazio se non nei musei o nelle soffitte.

E invece no. La tecnologia evolve, non la fermi, c’è sempre qualcosa di più comodo e di meno ingombrante da inventare, di più pratico e di più economico da offrire. Così anche il cd ha dovuto fare i conti prima con l’mp3 e le piattaforme tipo Napster, poi con lo streaming e Spotify, Youtube e tutto il resto. Ma anche con lo scetticismo dei puristi che non hanno mai amato la qualità del suono prodotta da quei dischetti, né il formato.

Quindi, mentre anche in campo puramente tecnologico il cd (che aveva mandato in discarica i floppy disc) è stato lentamente scartato in favore delle chiavette, delle nuvolette clouds, dello streaming, anche come supporto musicale è calato nelle vendite e nelle abitudini. Dopo vent’anni dalla sua nascita si vendevano in un anno 200 miliardi di cd in tutto il mondo. Cifra che l’anno scorso è scesa a 60 milioni, con la contestuale chiusura negli Usa dell’ultima fabbrica che li produceva e l’uscita in Italia del cd dal paniere Istat, che annovera i beni e i servizi più acquistati.

E il vecchio vinile si è preso la rivincita. Più vecchio, ma più amato. Sempre lo scorso anno la Riia (Recording industry association of America) nel proprio rapporto annuale stabilì che le vendite di dischi in vinile negli Stati Uniti erano tornate ai livelli del 1988, con un incremento dell’8% rispetto al 2017. Il mercato americano, si legge ancora nel rapporto annuale Riia, nel 2018 ha generato 9,8 miliardi di dollari di introiti crescendo del 12%, con il 30% di aumento di profitti derivati dallo streaming, che costituisce il 75% dell’intera cifra; i supporti fisici erano al 12%, mentre i download digitali all’11%. Le vendite di cd per la prima volta dal 1986 hanno ottenuto meno di un miliardo di dollari mentre il vinile è tornato a costituire un terzo di tutti i formati fisici.

Quindi addio cd e bentornato vinile, per la gioia delle generazioni cresciute con i concept album dei Beatles, con le copertine dei Pink Floyd o dei King Crimson, con i testi e le immagini e anche i poster contenuti in quegli album da tenere in mano e aprire come un libro, in certi casi un libro sacro, con quei dischi da sfilare prima dal cartone e poi dalla carta velina di protezione. Quei dischi grandi, neri, da pulire con amore e da appoggiare con cura sul piatto dello stereo. Quei dischi hanno ripreso il loro spazio nel cuore e anche nella moda. E se si sente il fruscio imperfetto della puntina tra i solchi consumati è anche meglio. Fa più analogico, fa più storia. E se il disco salta, basta appoggiare una monetina sulla testina. I ragazzi di oggi, ma anche i ventenni e i trentenni, oggi ripetono quei gesti che sembravano perduti.

Avanti con la tecnologia dunque ma bentornato, vecchio ellepì. Che poi se deve essere vintage, non c’è gara. Meglio l’originale, il vinile. Il cd non potrà mai avere quel fascino. Anche se la superiorità del vinile sul cd è un mito, entrambi hanno pregi e difetti e gli specialisti del suono lo hanno dimostrato. Ma la musica è anche magia e un cd non sarà mai magico. Un vinile sì. Come un libro pieno di polvere. O come un giornale di carta.
 

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