Il Tirreno

firenze 

Settanta anni di emancipazione Palazzo Pitti mette in mostra le donne

Gabriele Rizza
Settanta anni di emancipazione Palazzo Pitti mette in mostra le donne

Storie di riscatto sociale e di conquista dell’autonomia a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento  

2 MINUTI DI LETTURA







L’universo femminile, a lungo trascurato, da un paio di stagioni trova stabile presenza e variegata visibilità nel calendario espositivo delle Gallerie degli Uffizi. Merito del direttore Eike Schmidt che di questa “missione” si è fatto artefice e paladino, prima che la formula “#metoo” diventasse cronaca quotidiana. Il 2019 celebra la riscossa delle donne, in coincidenza con la festa dell’ 8 Marzo, inscenando nella Sala del Fiorino di Palazzo Pitti una carrellata di “immagini” racchiuse nel titolo “Lessico femminile”, tesa a documentare 70 anni di emancipazione, a cavallo tra Otto e Novecento.

I termini cronologici si riferiscono a due eventi precisi: l’iscrizione di alcune lavoratrici alla Fratellanza Artigiana nel 1861 e il premio Nobel per la letteratura conferito a Grazia Deledda nel 1926. «Sono due date simboliche – sottolinea la curatrice Simonella Condemi – che tuttavia segnano la storia di un riscatto dell’immagine femminile e del ruolo pubblico delle donne nel periodo post-unitario, il loro talento e l’indiscusso impegno professionale. Quadri, foto e oggetti illustrano le diverse forme di operosità dell’universo muliebre, descrivendo energie e risorse spesso non riconosciute. La donna ha dovuto costruirsi una propria identità in ambito sociale e lavorativo mantenendo l’impegno quotidiano tra le mura domestiche e la cura della famiglia. Abbiamo voluto rendere onore alla loro fatica, documentando insieme la varietà di modi in cui si esprime nel campo dell’arte, della fotografia, della scrittura, dell’insegnamento, della politica».

Realizzata in collaborazione con Advancing Women Artists, la mostra si sviluppa scenograficamente attorno ad un nucleo centrale di opere di grandi dimensioni, così da far emergere le protagoniste come su un palcoscenico teatrale, eroine di un riscatto sociale e di una autonomia, conquistata sul campo, che le affranca dal tradizionale ruolo di angelo del focolare. In un periodo storico in cui l’impegno nel lavoro, gli interessi politici, la vita intellettuale e l’indipendenza erano ancora un privilegio, o il risultato di una lotta. Accanto alle tele “maschili” di Silvestro Lega, Plinio Nomellini, Vittorio Corcos, Carlo Stratta, Odoardo Borrani, spicca un corpus di artiste straniere, che godevano di un certo livello di libertà in Italia, diversamente di quanto avveniva nei loro paesi di origine. Ne sono esempi la simbolista tedesca Julia Hoffmann (moglie di Michele Tedesco, esponente dei Macchiaioli), la ritrattista e poetessa irlandese Louisa Grace Bartolini, la pittrice inglese Mary Egerton Bracken che frequentava l’entourage di Barret Browning e Elisabeth Chaplin, la più giovane artista tra quelle rappresentate nella collezione . Aperta fino al 26 maggio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web