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La Firenze noir del 1936, è un Silei alla Simenon

JEANNE PEREGO
La Firenze noir del 1936, è un Silei alla Simenon

Il primo giallo per adulti dopo tante opere per ragazzi. “Trappola per volpi” parla di un anno poco raccontato dalla storia

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JEANNE PEREGO

Fabrizio Silei , fiorentino di nascita e pesciatino d’adozione, è noto a chi si occupa di libri per ragazzi. Ma ora è in libreria con il suo primo libro per adulti,”Trappola per volpi”, pubblicato da Giunti: un giallo ambientato nella Firenze del 1936 che è anche una fotografia nitida della società del periodo. Un racconto in cui perdersi, assaporandone le sfumature alla Simenon troppo prolisse, distogliendo l’attenzione del lettore dalla ricerca della soluzione. È il primo caso del giovane vicecommissario Vitaliano Draghi che per sbrogliare l’intricata matassa si fa aiutare dalla prodigiosa mente di Pietro Bensi, il contadino responsabile di una stazione di monta taurina nel Chianti. Dopo tanti libri per ragazzi un giallo per i lettori adulti. «È stato un modo per fare i conti con un genere che amo molto. Mi sono detto “adesso racconto un giallo” senza più preoccuparmi della necessità di dover trasmettere dei messaggi come ho fatto quasi sempre nei libri per ragazzi. Avevo già iniziato altre volte a scrivere racconti di questo tipo, poi per vari motivi sono rimasti lì. DEra anche un modo per fare i conti con la storia familiare».

Il personaggio di Pietro Bensi è anche è un omaggio a tutti quelli che non hanno potuto far venire fuori il proprio talento.

«Mi ha sempre interessato l’alfabetizzazione contadina, la differenza sociale tra chi poteva studiare e chi non poteva. In questo racconto, forse inconsciamente, ho ripreso il tema, perché Pietro è un detective contadino. È una specie di Leonardo Da Vinci. Chissà quanti bei cervelli ci sono stati che la storia ha divorato senza dar loro modo di esprimersi».

La vicenda è ambientata a Firenze nel 1936. Come ha ricostruito gli ambienti e le situazioni?

«Il rischio di fare errori in queste situazioni è altissimo, altri autori si prendono licenze poetiche, io non lo faccio volentieri, forse per via del mio passato da sociologo. Firenze è cambiata moltissimo, le vie avevano tutti altri nomi, ma ho trovato all’Istituto Geografico Militare una carta topografica di quell’anno. E ho lavorato su giornali del 1936, oltre che sui racconti di famiglia e di tanti anziani. E mia madre che è stata una narratrice straordinaria di storie di quegli anni».

Oltre a Firenze c’è lo scenario del fascismo, e soprattutto dell’antifascismo, che raramente si trova raccontato. «La vicenda e l’indagine si svolgono in poche settimane e in un anno poco raccontato, quello dell’autarchia, dei bombardamenti con l’iprite, della conquista di Addis Abeda e della guerra civile Spagnola. Nel 1936 il fascismo vede “la nascita dell’impero”, ma anche soffre delle sanzioni, e soprattutto tra i contadini e gli operai, serpeggiava un sentimento profondamente antifascista. Alcuni personaggi del romanzo costretti al silenzio dalla violenza del regime cercano di rivalersi con la lingua e con la sagacia sul potere». —

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